Il presidente di Confindustria Valle d’Aosta Francesco Turcato, ha illustrato i risultati dell’indagine previsionale relativa al quarto semestre 2026, condotta su 300 imprese della regione. Nonostante le pressioni derivanti da costi energetici più elevati e da tensioni geopolitiche il bilancio complessivo rimane positivo: i principali indicatori di attività, occupazione e carnet ordini mostrano segnali di tenuta.
Le previsioni sull’occupazione rappresentano il dato più incoraggiante: il saldo ottimisti-pessimisti per il comparto manifatturiero e dei servizi è +9,80%, fedelmente confermato dal fatto che il 97,8% delle aziende ha escluso il ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni (CIG) nei prossimi tre mesi. Questo contesto di cautela ma di fiducia è sostenuto da una leggera riduzione degli indicatori di produzione, che hanno registrato un saldo di +6% rispetto al trimestre precedente, rispetto al +22,92% dell’ultimo periodo.
Ordini, export e investimenti: trend contrastanti
Il carnet ordini mostra una dinamica articolata. Le imprese con ordini sufficienti per meno di un mese sono passate dal 18,42% al 26,32%, mentre il 31,58% dichiara una copertura tra uno e tre mesi e il 42,11% dispone di ordini con visibilità superiore ai tre mesi. Parallelamente, i nuovi ordinativi registrano un lieve calo del saldo (+12,77% rispetto a +19,15% del trimestre precedente), segno di una moderata riduzione della domanda immediata.
Le prospettive di export subiscono un netto retrocesso, con un saldo negativo di -18,75%. Questo riflette le difficoltà legate all’aumento dei costi energetici e alle incertezze geopolitiche, che continuano a influenzare le decisioni di esportazione delle aziende valdesi.
Gli investimenti rimangono stabili, seppur con leggere variazioni: le spese per ampliamenti sono passate dal +36,11% al +29,55%, mentre quelle per sostituzioni hanno registrato un miglioramento, passando dal +30,56% al +38,64%. Il tasso di utilizzo degli impianti è sceso a +66,94% dal +70,95% del trimestre precedente, indicando una marginale riduzione dell’intensità produttiva.
Il settore edile: segnali di tenuta ma con avvertimenti
Il campione delle imprese edili aderenti all’indagine evidenzia una resilienza complessiva. Il saldo ottimisti-pessimisti sulle previsioni occupazionali è salito a +9,09% rispetto allo zero del trimestre precedente, mentre il 90% delle aziende esclude il ricorso alla CIG nei prossimi tre mesi. Tuttavia, le attese sulla produzione si sono indebolite, con un saldo di -11,11% rispetto allo 0% precedente, e le nuove commesse hanno subito un calo più marcato, passando da -16,67% a -33,33%.
In tema di investimenti, le imprese edili mostrano un incremento: le dichiarazioni di investimenti per ampliamenti sono aumentate dal 16% al 41%, mentre quelle per sostituzioni sono passate dallo 0% al 25%. Il tasso di utilizzo degli impianti si attesta su +64%, stabile rispetto al periodo precedente. I tempi medi di pagamento rimangono contenuti (56 giorni per il settore privato e 46 giorni per la Pubblica Amministrazione), ma il 33,33% delle aziende segnala ritardi negli incassi, un lieve peggioramento rispetto al 14,29% del trimestre scorso.
Le aziende sembrano aver consolidato la loro capacità di resistere a pressioni esterne, grazie a una gestione attenta degli investimenti e a un uso limitato degli ammortizzatori sociali.



