Il congresso di Pour l’Autonomie ha segnato l’avvio di una fase che i promotori definiscono «nuova» e che è stata ribattezzata Le Printemps Valdôtain. La chiusura, caratterizzata da una lunga standing ovation dedicata a Augusto Arduino Rollandin, si è svolta nella Grand Place di Pollein nella mattinata di domenica 24 maggio, creando un’atmosfera di commozione e di slancio collettivo. In quell’occasione i partecipanti hanno voluto sottolineare come il movimento intenda trasformare il sentimento autonomista in progetti concreti e misurabili sul territorio.
Marco Carrel ha richiamato la figura del fondatore con parole che hanno miscelato omaggio e volontà di ripartenza: per lui Rollandin resta un riferimento saldo, la cui eredità non è termine ma seme. Con questa immagine i delegati hanno accolto l’appello a rinnovare metodi e pratiche politiche; di qui la dichiarazione di voler cambiare modo per fare politica, orientando l’azione verso risultati tangibili per i cittadini. In questo passaggio simbolico si è concentrata la volontà di trasformare la memoria in impulso operativo.
Un congresso che intreccia memoria e nuovo slancio
Ad aprire i lavori è stato il segretario di Pla, Ado Di Marco, che ha scelto come titolo il richiamo a un autonomismo pragmatico e responsabile. Di Marco ha ricordato la genesi del progetto politico, evocando il momento fondativo del gruppo: il 6 agosto 2026, nello studio del notaio, quando cinque amici decisero di dar vita a un percorso comune. Da allora la sfida è diventata quella di consolidare una presenza stabile sul territorio: nuovi organi direttivi con il compito di ascoltare, coinvolgere e ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadino e istituzione.
Omaggio a Augusto Rollandin
L’omaggio a Augusto Arduino Rollandin è stato il cuore emotivo dell’assemblea: la platea ha risposto con un lungo applauso alla memoria del fondatore, e i discorsi hanno sottolineato la continuità ideale del movimento. Carrel ha usato l’immagine del seme che germoglia anche in terreno difficile per spiegare la resilienza dell’esperienza autonomista; un modo per collegare passato e futuro, e per motivare il Nuovo corso a non limitarsi alle parole ma a produrre risultati concreti.
Il programma: servizi, lavoro e valorizzazione delle risorse
La proposta politica illustrata al congresso pone al centro la qualità dei servizi, il sostegno alle famiglie e la stabilità del lavoro. Tra le priorità emerse c’è la lotta allo spopolamento delle terre alte: l’obiettivo è evitare che la montagna diventi solo un contenitore turistico o residenziale privo di comunità vive. Per farlo si propone di utilizzare l’autogoverno per costruire opportunità locali, mantenere scuole e presidi sanitari, e ripensare i servizi pubblici secondo criteri di prossimità e efficienza.
Priorità operative
Nel dettaglio il piano indicato da Pla include la valorizzazione delle risorse energetiche valdostane, la costruzione di un’economia alpina integrata e misure di sostegno per imprese e agricoltura. Si insiste sull’importanza di garantire servizi territoriali efficienti e di promuovere filiere locali sostenibili: per i promotori si tratta di coniugare la tutela dell’ambiente con lo sviluppo economico, evitando soluzioni che riducano la montagna a mero palcoscenico turistico e puntando invece su comunità vive e attività durature.
Verso una presenza radicata e i prossimi passi
I nuovi organismi di Pla dovranno tradurre le parole in azioni: ascolto capillare, coinvolgimento delle realtà locali e costruzione di relazioni di fiducia tra istituzioni e cittadini sono le attività indicate come prioritarie. Il congresso ha ribadito che la modernizzazione dell’autonomia non significa cancellare i principi fondanti, ma applicarli in modo operativo per rispondere alle sfide contemporanee della Valle d'Aosta. Per approfondire il racconto dei lavori e le immagini dell’evento è disponibile il reportage completo su Gazzetta Matin in edicola lunedì 26 maggio, che documenta anche i passaggi salienti e i momenti più significativi della manifestazione.