Il 13 aprile 2023 una valanga sul colle della Tsanteleina ha stroncato la vita di tre aspiranti guide alpine: Sandro Dublanc (43 anni, maestro di sci di Champorcher), Elia Meta (36, finanziere del Sagf di Entrèves) e Lorenzo Holzknecht (38, campione di sci alpinismo). L’unico sopravvissuto, l’istruttore Matteo Giglio, 52enne, è stato imputato per omicidio colposo plurimo. Le udienze in tribunale stanno ora ricostruendo le dinamiche del giorno dell’incidente, a partire dalle condizioni atmosferiche e del manto nevoso.
Le dichiarazioni sui fattori ambientali del 13 aprile
Il primo testimone ascoltato è stato il guidatore alpino Renzo Recanzone. Egli ha riferito di aver accompagnato due clienti tedeschi di livello medio-basso alla Punta Paletta e di aver constatato una salita tranquilla. “Il mattino il cielo era sereno“, ha ricordato, aggiungendo che al colle il tempo cominciava a farsi più nuvoloso ma non aveva rilevato segnali di pericolo per valanghe o cedimenti del manto nevoso.
Successivamente si è espresso Daniele Ollier finanziere del Sagf di Entrèves, che ha descritto l’arrivo di Giglio all’aeroporto di Aosta dopo il recupero con l’elicottero Sierra Alfa 3. Secondo Ollier, l’istruttore aveva indicato l’area dell’incidente, segnalando che la parte sinistra del versante era potenzialmente pericolosa, perciò il gruppo aveva optato per la discesa a destra. Ollier ha citato le parole di Giglio: “tutto era gestibilissimo“.
Il terzo testimone, Mathieu Vallet gestore del rifugio Benevolo a Rhêmes-Notre-Dame, ha confermato che le condizioni generali erano buone. Sono stati osservati numerosi gruppi in zona, e la neve era stata rinfrescata da una nuova caduta di “4 o 5 centimetri” il giorno dell’incidente. Vallet ha precisato che la mattina era fredda ma serena, condizioni ritenute idonee per le escursioni alpine.
Calendario delle udienze e fasi processuali
Il processo si sta svolgendo con un ritmo serrato. Dopo le testimonianze del 10 novembre, la prossima udienza è fissata per il 27 ottobre alle 14:30, quando sarà ascoltato un nuovo testimone. Seguirà la citazione della difesa e le dichiarazioni spontanee di Matteo Giglio, che concluderanno la fase istruttoria. La discussione del pubblico ministero è previste per il 10 novembre alle 11:30, mentre la difesa presenterà le proprie argomentazioni l’1 dicembre. La sentenza dovrebbe essere emessa entro la metà di dicembre.
Divergenze tra i consulenti tecnici
Il 23 giugno 2026 il tribunale ha dedicato un’udienza all’esame dei due consulenti tecnici. Agostino Da Polenza alpinista e ricercatore sui ghiacciai, ha sostenuto che il rischio di distacco poteva essere drasticamente mitigato se il gruppo fosse sceso uno alla volta anziché in coppia come avvenuto. Secondo Da Polenza, la valanga si è verificata poco dopo l’inizio della discesa, quando la parte sinistra del versante, di competenza francese, presentava un pericolo di livello 3 su 5, rispetto al livello 2 sul versante italiano.
Al contrario, Stefano Pivot istruttore nazionale del Club Alpino Italiano e consulente della difesa, ha osservato che la traiettoria di Giglio si era allontanata dal grosso accumulo di neve ventata, limitando il rischio. Pivot ha contestato l’affermazione della procura secondo cui tutti e quattro gli sciatori fossero stati sul “lastrone” che si è staccato, sostenendo che soltanto due erano al margine del distacco. Inoltre ha valutato l’efficacia dell’airbag indicando che, a causa della distanza di 25-30 metri del trascinamento, il dispositivo non avrebbe garantito una risalita in superficie.
Testimonianze aggiuntive su condizioni e decisioni precedenti
Durante l’udienza del 28 aprile 2026 è emerso che, la sera del 12 aprile, presso l’Unione Valdostana Guide di Alta Montagna, si era tenuta una riunione con gli istruttori, incluso Giglio, per valutare le condizioni del corso. Si è discusso della possibilità di spostare le attività in Piemonte a causa del maltempo, ma alla fine il programma è rimasto in Valle d’Aosta. Un giorno prima della tragedia, un gruppo aveva interrotto la salita a causa di accumuli pericolosi, decidendo di tornare a valle.
Il maresciallo Giuseppe Vernier del Soccorso Alpino della Guardia di finanza, intervenuto il 24 febbraio 2026, ha descritto il sito dell’incidente: il vento aveva coperto le tracce nel canale, lasciando visibili solo l’accumulo alla base e le buche di estrazione dei corpi. Ha ricordato i due bollettini valanghe – rischio 2/5 per il versante italiano, 3/5 per quello francese – e ha sottolineato che, nonostante le previsioni, le condizioni sul campo potevano variare drasticamente a causa del vento.



