Questa mattina si è tenuto il Consiglio regionale straordinario convocato per discutere la chiusura delle gallerie di raccordo tra l’autostrada A5 e la Statale 27 del Gran San Bernardouna misura che avrà ripercussioni sulla circolazione fino a giugno 2027. La chiusura è motivata dalla necessità di adeguare le gallerie a standard di sicurezza europei, prescrizione nota da tempo al sistema istituzionale.
Il confronto si è svolto però «quando non c’è più nulla da decidere»: il dibattito è stato caratterizzato da accuse incrociate tra opposizione e maggioranza, mentre emergono interrogativi sulla tempistica e sul ruolo della Regione Valle d’Aosta quale socio di minoranza di SAV (con il 28% delle quote) e sulla gestione delle comunicazioni tra gli organi.
Iter amministrativo, tempistiche note e punti di contesa
Il percorso amministrativo che ha portato alla chiusura parte da fatti documentati: il raccordo è stato inserito nella rete stradale europea già nel 2019e il progetto è stato trasmesso al Ministero delle infrastrutture a partire da giugno 2026. Nonostante ciò, le comunicazioni formali sui provvedimenti e sugli impegni sono arrivate in tempi successivi e, secondo più interventi, troppo tardive rispetto alla portata dell’intervento.
Nel corso del dibattito il presidente della Regione ha riferito che i contatti informali con SAV e le comunicazioni ai sindaci sulla chiusura risalgono al periodo tra febbraio e marzo dell’anno in corso, mentre la sede amministrativa della società aveva discusso la questione già il 5 novembre. Su questo punto l’opposizione ha sollevato dubbi: «È credibile sostenere che da giugno 2026quando il progetto è stato trasmesso al Ministero, fino all’autorizzazione ministeriale nel 2026 tutto sia rimasto fermo e nel silenzio?», ha chiesto Alberto Zucchi.
Domande sulla conoscenza e sulla comunicazione
La discussione si è concentrata sulle modalità con cui i rappresentanti regionali nei consigli di amministrazione informano la Giunta. Corrado Bellora ha ricordato che i componenti nominati dalla Giunta dovrebbero trasmettere l’ordine del giorno delle sedute in modo da permettere al Presidente di fornire indicazioni programmatiche. La mancata trasmissione o una comunicazione insufficiente sono al centro delle recriminazioni politiche.
Posizioni politiche: opposizione unita, maggioranza critica verso SAV
I gruppi di minoranza hanno puntato il dito contro l’esecutivo regionale accusandolo di mancata programmazione e responsabilità politica. Clotilde Forcellati ha sintetizzato la linea critica con la frase «Questa emergenza si poteva e doveva governare mesi fa», contestando non l’obbligo di adeguamento ma il metodo con cui la Regione ha gestito la vicenda.
Più voci dell’opposizione hanno parlato di «assoluta mancanza di programmazione» e di una responsabilità politica evidente, con attacchi diretti alla capacità della Giunta di seguire dossier strategici per aziende e famiglie valdostane. Massimo Lattanzi ha sottolineato come «Questo Consiglio ha solo un difetto: è tardivo», aggiungendo che l’assemblea avrebbe dovuto tenersi nel 2026 o nel 2026 se le informazioni fossero state disponibili in tempo.
Dalla maggioranza il tono è stato invece rivolto verso SAVAurelio Marguerettaz ha esplicitato che «oggi è venuto meno qualsiasi rapporto di fiducia» con la società. L’attenzione si è concentrata sulle modalità di affidamento dei lavori e sull’impiego di procedure in house rispetto al mercato.
Affidamenti e ruolo del socio pubblico
L’assessore Giulio Grosjacques ha richiamato che «Lavori rilevanti sono stati affidati a società collegate nel rispetto delle norme vigenti», ma ha ammesso che resta aperto il tema dell’equilibrio tra affidamenti interni e ricorso al mercato, anche alla luce delle indicazioni dell’ANAC. Da oggi, ha aggiunto, la Regione agirà con maggiore trasparenza e verificherà le scelte compiute come socio pubblico di minoranza.
Il capogruppo di Forza Italia Pierluigi Marquis ha commentato che il Governo si è trovato «spalle al muro» e che «in questa vicenda qualcosa non ha funzionato», sottolineando come la scoperta tardiva dei fatti abbia reso impossibile intervenire efficacemente.
Infine, il gruppo Centro Autonomista ha riferito che «La risposta di Sav alle nostre sollecitazioni è stata nettachiusura totale», chiedendo un mutamento nei rapporti istituzionali con la società. In sintesi, il Consiglio straordinario ha messo in luce contrasti profondi su informazioni, ruoli e responsabilità sul tema delle gallerie del Gran San Bernardo.


