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Trasparenza negata per il Cpr di Maso Visintainer: istituzioni e opposizioni a confronto

La richiesta di accesso civico sui documenti del nuovo Cpr a Maso Visintainer è stata respinta da Ministero dell'Interno, Commissariato del Governo e Provincia autonoma di Trento, generando proteste da parte di Cittadinanzattiva APS, Assemblea Antirazzista Trento e del Coordinamento Trentino-Alto Adige/Südtirol NO CPR.

Trasparenza negata per il Cpr di Maso Visintainer: istituzioni e opposizioni a confronto

La costruzione del centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) a Maso Visintaineralle porte di Trentoè diventata un nodo di contendere politico e civico dopo il diniego all’accesso civico generalizzato presentato il 23 aprile. La richiesta era stata avanzata da Cittadinanzattiva APS e dall’Assemblea Antirazzista Trentocon il supporto degli avvocati Antonello CiervoSalvatore FachileLaura Liberto e Gennaro Santoro. In risposta, Ministero dell’InternoCommissariato del Governo e Provincia autonoma di Trento hanno negato l’accesso ai documenti invocando il decreto-legge 124 del 2026che classifica i CPR tra le “opere destinate alla difesa e alla sicurezza nazionale”.

Il contenuto della richiesta e il rifiuto istituzionale

La domanda di accesso mirava a ottenere la totalità della documentazione tecnica e amministrativa relativa alla progettazione e alla realizzazione del nuovo centro, inclusi elaborati progettualirelazioni tecnichevalutazioni ambientalidocumenti urbanistici, costi e cronoprogrammi. Tuttavia, la motivazione esibita dalle tre amministrazioni è la medesima: la normativa del decreto-legge 124 del 2026 impedisce la divulgazione perché assimila i CPR a infrastrutture sensibili per la difesa e la sicurezza nazionale. Le organizzazioni richiedenti hanno denunciato che tale equiparazione ha l’effetto pratico di sottrarre al controllo pubblico un’operazione che incide su territorio, uso del suolo e diritti delle persone.

Le ragioni dell’opacità secondo le associazioni

Per Cittadinanzattiva APS e l’Assemblea Antirazzista Trento questa scelta non è neutrale: classificare un centro di detenzione amministrativa come se fosse un’installazione militare è una decisione di natura politica che impedisce la verifica pubblica di aspetti fondamentali, compreso il rispetto del diritto alla salute delle persone che saranno trattenute. Le organizzazioni hanno richiamato la necessità del controllo civico proprio perché i CPR, secondo loro, sono spazi caratterizzati da una forte opacità già nella pratica di accesso alle strutture, limitato per giornalisti e società civile.

Impatto territoriale e informazioni disponibili

Un punto centrale della contestazione riguarda le ricadute ambientali e urbanistiche. L’area scelta per il CPR è collocata tra la tangenziale di Trento e l’Autostrada del Brennerocon il lato orientale attraversato da un metanodotto ad alta pressione. Tale collocazione rende particolarmente rilevante la conoscenza delle valutazioni sull’impatto ambientale e dei criteri di sicurezza adottati nella progettazione, informazioni che però secondo i richiedenti restano inaccessibili a causa del diniego ufficiale.

Documenti già resi pubblici

La Provincia autonoma di Trento ha reso note, oltre agli atti già disponibili, la delibera della Giunta provinciale n. 1626 del 24 ottobre 2026 e l’accordo sottoscritto tra il ministro Matteo Piantedosi e il presidente Maurizio Fugatti. L’intesa prevede che la costruzione del CPR sia interamente finanziata dalla Provincia e che, in cambio, il Ministero dell’Interno riduca i posti di accoglienza sul territorio provinciale da 700 a 350. Al di là di questi documenti, le organizzazioni lamentano che “tutto ciò che davvero interessa ai cittadini – dai progetti tecnici ai costi, dalle procedure di affidamento alle valutazioni ambientali – resta invece nell’ombra”.

Reazioni associative e richiami alla trasparenza

La decisione di negare la documentazione ha suscitato la protesta del Coordinamento Trentino-Alto Adige/Südtirol NO CPRche rappresenta oltre 50 realtà sociali e politiche contrarie all’apertura del centro, e lo sdegno di Cittadinanzattivache definisce la scelta come “gravissima“. Le associazioni richiamano inoltre le molteplici inchieste e pronunce giudiziarie che, nel tempo, hanno evidenziato criticità sul rispetto dei diritti fondamentali nelle strutture di detenzione amministrativa.

Appello alla trasparenza dalla Valle d’Aosta

Sul tema è intervenuta anche la presidente di Cittadinanzattiva Valle d'AostaMaria Grazia Vacchinache ha sottolineato come “La trasparenza rappresenti uno dei principi fondamentali dell’azione amministrativa” e ricordato che quando un’opera pubblica incide su territorio, ambiente e diritti delle persone, i cittadini devono poter conoscere atti e motivazioni. Vacchina ha ribadito che “La partecipazione e il controllo civico sono elementi essenziali di una democrazia matura” e ha stigmatizzato interpretazioni normative che limitano il diritto all’informazione.

Le organizzazioni promotrici del ricorso hanno annunciato l’intenzione di proseguire la battaglia legale e amministrativa per ottenere accesso alla documentazione, puntando a ristabilire quello che definiscono un rapporto di responsabilità e trasparenza tra istituzioni e cittadinanza su una materia che tocca diritti fondamentali e sicurezza del territorio.

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