La Casa circondariale di Brissogne si trova al centro di una duplice emergenza: da una parte la mancata assegnazione di nuovi posti di organico da parte dell’Amministrazione centrale, dall’altra la recente condanna per violenza sessuale a carico di un detenuto che ha aggredito una agente della Polizia Penitenziaria. Le due vicende, seppur distinte, hanno alimentato un clima di forte tensione tra il personale di sicurezza e le istituzioni competenti.
Secondo quanto riportato dal Sinappe la decisione del Provveditorato regionale, presa durante la riunione del 2 ottobre, ha destinato 99 unità di incremento organico ai distretti di Cuneo, Novara e Alba, con l’obiettivo di aprire nuove sezioni detentive per 450 posti. Nessuna di queste risorse è stata destinata alla struttura valdostana, dove il personale deve limitarsi a rimpiazzare le unità che eventualmente verranno trasferite per mobilità ordinaria.
La carenza di organico a Brissogne
Il Sinappe definisce la scelta “verticistica” e “inaccettabile”, evidenziando che la Casa di Brissogne non ha ricevuto alcun aumento di tale struttura. Nonostante il carcere non presenti un problema di sovraffollamento, è costantemente impegnato a gestire il trasferimento di detenuti “problematici” per motivi di ordine e sicurezza. La mancanza di personale rende più difficile garantire la protezione degli agenti e la buona gestione delle emergenze.
Dichiarazioni dei rappresentanti sindacali
Matteo Ricucci, vice-segretario regionale del Sinappe ha espresso una “profonda amarezza” e ha definito la decisione “mortificante per le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria”. Il sindacato chiede un reale incremento degli organici dotazioni strumentali adeguate e protocolli operativi chiari per evitare ulteriori situazioni di vulnerabilità.
Violenza sessuale contro un’agente: la condanna
Nel febbraio dello scorso anno, una agente della Polizia Penitenziaria è stata molestata da un detenuto di origine egiziana. L’uomo, allora 31 anni, ha opposto resistenza durante un intervento e ha compiuto un atto di palpeggiamento. Il Tribunale di Aosta, nonostante la richiesta di assoluzione da parte della Procura, ha ritenuto l’uomo colpevole di violenza sessuale e resistenza a pubblico ufficiale, infliggendogli una pena di due anni e due mesi di reclusione.
Reazioni del Sindacato e richieste al Ministero della Giustizia
Il Sindacato ha rinnovato la propria solidarietà alla collega colpita, sottolineando che la risposta penale “arriva solo a fatto compiuto”. Risuona la necessità di un approccio preventivo: “I colleghi non possono lavorare in una condizione di perenne esposizione al rischio di violenze umane e fisiche”. Il segretario nazionale Raffaele Tuttolomondo ha chiesto al Ministero della Giustizia segnali chiari di tutela, un aumento concreto degli organici e l’adozione di dotazioni adeguate per garantire la sicurezza del personale.
Il Sinappe continua a sollecitare interventi immediati, insistendo su una revisione delle priorità di governo per assicurare che la sicurezza dei carcerati e dei custodi non sia più trascurata.



