Nel febbraio dello scorso anno, un episodio di violenza sessuale si è verificato all’interno del carcere di Brissogne, coinvolgendo una agente di polizia penitenziaria. L’aggressore, detenuto di origine egiziana, è stato giudicato colpevole dal tribunale di Aosta e condannato a due anni e due mesi di reclusione per violenza sessuale e resistenza a pubblico ufficiale. La decisione giudiziaria, resa pubblica questa mattina, ha riaperto il dibattito sulla vulnerabilità del personale carcerario nella regione.
Sentenza del tribunale di Aosta
Il collegio giudicante ha confermato le accuse nonostante la richiesta di assoluzione avanzata dalla procura per carenza di prove. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’uomo aveva rifiutato di tornare nella propria cella, per poi spingere l’agente contro un muro, toccarla in maniera indecente e pronunciare espressioni volgari. La vittima ha denunciato immediatamente i fatti, fornendo una testimonianza che ha permesso alle autorità di avviare le indagini. L’imputato, assistito dall’avvocato Alberto Bosio, ha la possibilità di impugnare la decisione in appello.
La condanna è stata emessa dopo un’attenta valutazione delle prove, inclusi i rapporti medici, le dichiarazioni dei testimoni presenti nell’area di controllo e le registrazioni delle telecamere di sicurezza. Il giudice ha sottolineato la gravità dell’aggressione, evidenziando che il rispetto delle norme di convivenza civile all’interno delle carceri è fondamentale per garantire la legalità e la tutela dei dipendenti pubblici.
Le proteste del Sindacato SiNAPPe
Il Sindacato nazionale autonomo di polizia penitenziaria (SiNAPPe) ha espresso «massimo sostegno e completa solidarietà» all’agente coinvolta, denunciando una crescita costante della difficoltà operativa nella casa circondariale di Brissogne. Il segretario nazionale Raffaele Tuttolomondo ha richiesto «interventi strutturali concreti», tra cui un incremento reale degli organici dotazioni strumentali adeguate e protocolli operativi più chiari. Il sindacato ha chiesto al Ministero della Giustizia segnali di tutela certi e una fermezza assoluta verso chi infrange le regole della convivenza.
Il vicesegretario regionale Matteo Ricucci ha sottolineato come la risposta penale arrivi troppo tardi, quando il danno è già stato compiuto, e ha ribadito la necessità di potenziare la sicurezza nelle aree comuni del penitenziario. Secondo Ricucci, l’attuale carenza di personale e di equipaggiamento rende gli agenti vulnerabili a comportamenti aggressivi, soprattutto in contesti dove la tensione è elevata.
Prospettive per la sicurezza nelle carceri valdostane
La condanna del 31enne egiziano evidenzia una problematica più ampia: la difficoltà di garantire sicurezza e rispetto in ambienti penitenziali dove la delega di potere è costantemente messa alla prova. Gli esperti del settore suggeriscono che un rafforzamento dei protocolli di gestione delle cellule, l’introduzione di sistemi di videosorveglianza avanzati e una revisione delle procedure di ingresso ed uscita dei detenuti potrebbero ridurre il rischio di nuovi episodi violenti.
Nel frattempo, il Sindacato SiNAPPe continua a fare pressione sul governo regionale affinché vengano stanziati fondi specifici per l’ammodernamento delle strutture e per l’assunzione di nuovo personale. Solo una risposta integrata, che combini sanzioni effettive con misure preventive, potrà garantire che gli agenti di polizia penitenziaria operino in un contesto realmente protetto e dignitoso.



