Le montagne italiane stanno affrontando una crisi senza precedenti. Da un lato, la siccità e il cambiamento climatico stanno mettendo a dura prova gli ecosistemi montani. Dall’altro, le nuove normative governative rischiano di escludere decine di comuni montani dai benefici previsti, aggravando ulteriormente la situazione.
Questa doppia sfida richiede un’attenzione immediata e una riflessione approfondita sulle politiche attuali e sulle loro conseguenze per le aree interne.
Le nuove normative e l’esclusione dei comuni montani
Con la pubblicazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 121 dell’11 maggio 2026, il governo ha reso definitiva una classificazione dei comuni montani che rischia di emarginare molte aree interne. Il Partito Democratico ha raccolto le proteste di numerosi comuni, molti dei quali hanno già presentato ricorsi davanti ai giudici amministrativi.
La proposta di legge presentata dal Pd mira a superare questa inaccettabile ‘tagliola’ che ha escluso intere comunità dai benefici riconosciuti ai territori montani. “Continueremo a stare al fianco dei Comuni e registriamo, in queste ore, anche la fondata preoccupazione espressa dall’Uncem nazionale”, ha dichiarato un rappresentante del partito.
Le conseguenze per le aree interne
Le conseguenze di questo provvedimento saranno molto pesanti. I comuni esclusi perderanno le tutele previste dalla Legge sulla Montagna nella formazione delle classi, con effetti prevedibili sul dimensionamento scolastico. Inoltre, i tagli lineari al Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane (FOSMIT) ridurranno ulteriormente le possibilità di investimento e di sostegno ai territori più fragili.
“Non possiamo accettare che una visione esclusivamente ragionieristica comprometta diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione, come il diritto all’istruzione e quello all’eguaglianza tra i cittadini, indipendentemente dal luogo in cui vivono”, ha affermato un rappresentante del Pd.
La crisi climatica e la siccità nelle montagne
La crisi climatica sta mettendo a dura prova le montagne italiane. La siccità, la perdita delle riserve idriche e la trasformazione dei paesaggi alpini sono segnali inequivocabili di una crisi ormai evidente. Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness Italia, denuncia la risposta inadeguata della politica e di una parte del mondo economico, ancora ancorata alla logica della crescita senza limiti.
“Le montagne stanno mostrando segnali inequivocabili di una crisi ormai evidente. Ma la risposta della politica e di una parte del mondo economico sembra ancora ancorata alla logica della crescita senza limiti, incapace di riconoscere che le terre alte non sono un serbatoio infinito di risorse da sfruttare”, ha dichiarato Casanova.
Le conseguenze della siccità
Dai laghi alpini che si prosciugano ai rifugi riforniti con elicotteri e autobotti, dai bacini per l’innevamento artificiale alla crescente richiesta di acqua da parte delle pianure, le montagne stanno mostrando segnali inequivocabili di una crisi ormai evidente. La pressione del turismo invasivo e la trasformazione dei paesaggi alpini stanno aggravando ulteriormente la situazione.
“Le pianure europee elemosinano acqua dalle Alpi, dai Carpazi, dai Pirenei. Alle popolazioni di montagna i grandi interessi agricoli intimano ‘Liberate le acque dai vostri bacini, costruitene di nuovi, subito e svuotateli, a noi serve la vostra acqua per alimentare le assetate monocolture di soia, di mais, sovraccariche di pesticidi, gli allevamenti intensivi di bestiame'”, ha aggiunto Casanova.
La situazione è critica e richiede un’azione immediata per evitare conseguenze irreversibili per le montagne e le comunità che vi vivono.



