Il contenzioso elettorale che ha interessato il Comune di Aosta si è concluso con la decisione del Consiglio di Stato pubblicata lunedì 1° giugno. Con questa pronuncia viene respinto l’appello presentato da Giovanni Girardini, candidato del centrodestra, e da alcuni elettori, che mirava a ribaltare l’esito del ballottaggio del 12 ottobre 2026 per una differenza di soli 15 voti.
La conferma giunge dopo il pronunciamento del Tribunale Amministrativo Regionale della Valle d’Aosta del 30 gennaio 2026, che aveva già ritenuto valido il risultato elettorale dal quale erano emersi vincitori Raffaele Rocco e Valeria Fadda. La decisione del Consiglio di Stato ratifica quindi la regolarità delle operazioni e chiude il ciclo di impugnazioni principali.
Le ragioni giuridiche alla base della sentenza
Il cuore della decisione riguarda l’interpretazione del principio del favor voti e l’onere probatorio richiesto nei contenziosi elettorali. Il Consiglio di Stato ha rigettato l’idea che, in presenza di uno scarto minimo di voti, debba automaticamente applicarsi un’interpretazione più estesa della validità delle schede. I giudici hanno sottolineato che, pur riconoscendo la centralità del principio del favor votis, non è ammissibile applicarlo in modo differenziato a seconda dell’ampiezza della differenza tra i candidati.
Interesse ad agire e schede contestate
Una critica fondamentale dell’appello puntava sulla dichiarazione di inammissibilità per carenza d’interesse delle censure relative a un numero limitato di schede, che gli appellanti stessi indicavano in nove. Il Consiglio di Stato ha ritenuto che l’accoglimento delle censure non avrebbe alterato l’esito della competizione e che, pertanto, mancava l’interesse processuale necessario per procedere.
Contestazioni specifiche e valutazioni probatorie
Tra le censure esaminate figura l’asserita inversione di attribuzione dei voti in un ufficio elettorale, che secondo la parte ricorrente avrebbe determinato un ribaltamento del risultato. I giudici hanno però rilevato che la dichiarazione del rappresentante di lista su cui si fondava la contestazione non ha valore probatorio autonomo, essendo priva del peso indiziario richiesto senza ulteriori elementi.
Schede bianche e rilevanza delle dichiarazioni
Altro punto è stata la denuncia circa la qualificazione come bianche di sette schede in un ufficio elettorale. Il Consiglio di Stato ha evidenziato la genericità e il carattere ipotetico delle dichiarazioni poste alla base della censura: nel contenzioso elettorale l’onere della prova impone che le doglianze siano precise e circostanziate, non esplorative o congetturali.
Irregolarità nel trasporto delle schede e verbali
La ricostruzione degli opponenti includeva anche l’asserito trasferimento irregolare delle schede della sezione 35 e presunte incompletezze nella compilazione dei verbali di scrutinio. Sulla prima contestazione il Consiglio di Stato ha giudicato il fatto irrilevante ai fini dell’integrità delle operazioni elettorali; sulle seconde, ha ritenuto che le osservazioni si fermassero a rilievi di metodo senza fornire elementi concreti relativi agli esiti delle operazioni di voto.
Esito processuale
Alla luce dell’esame complessivo, tutte le censure presentate sono state ritenute insufficienti a scalfire l’attendibilità del risultato: il ricorso è stato quindi respinto e il pronunciamento del TAR resta confermato.
Reazioni politiche e prospettive
Le reazioni alla sentenza sono state nette. Il sindaco Raffaele Rocco ha commentato che la vicenda avrebbe dovuto chiudersi con la prima sentenza e ha definito l’intero percorso come un accanimento che ora si conclude, rimarcando la volontà dell’Amministrazione di proseguire il lavoro come se il mandato dovesse durare cinque anni.
Da parte sua, Giovanni Girardini ha dichiarato di accettare la sentenza pur rimarcando la delusione per l’esito e annunciando un’opposizione forte e costante in consiglio comunale. Il leader sconfitto ha sottolineato l’importanza di rassicurare la metà della città che lo aveva sostenuto e ha definito la democrazia come il risultato di piccoli margini che possono cambiare il destino politico.
Il pronunciamento del Consiglio di Stato chiude una vicenda giuridica complessa, lasciando però al dibattito politico le riflessioni sulla trasparenza e sulle modalità di verifica nelle operazioni di scrutinio. In termini pratici, la sentenza conferma il quadro di governo cittadino con Raffaele Rocco e Valeria Fadda al vertice dell’Amministrazione comunale.



