Nel corso di un incontro intitolato “Libertà di scegliere. Ottant’anni dal primo voto delle donne” tenutosi al castello di Sarre, Marta Cartabia ha proposto una riflessione sul valore duraturo delle costituzioni nate nell’immediato dopoguerra. L’ex presidente della Corte costituzionale e già ministra della Giustizia ha richiamato l’attenzione sul pericolo di concentrare il potere nelle mani di pochi, un rischio che il quadro costituzionale postbellico voleva esplicitamente evitare. In questo contesto, Cartabia ha invitato a mantenere viva la memoria di quegli insegnamenti, anche se i testimoni diretti di quegli anni stanno progressivamente scomparendo.
La sua analisi si è estesa poi al tema della rappresentanza femminile: la Valle d'Aosta, secondo Cartabia, fu precorritrice nell’introdurre norme elettorali che favorissero liste con una quota di candidate donne, anticipando di fatto interventi simili a livello nazionale. Tuttavia, pur riconoscendo il valore di interventi correttivi, ha espresso riserve sulle quote riservate di seggi parlamentari, preferendo strumenti meno rigidi che intervengano sulle discriminazioni strutturali e promuovano la qualità delle candidature femminili.
Perché la memoria costituzionale conta
Cartabia ha posto l’accento sul fatto che le costituzioni del dopoguerra non sono soltanto testi formali, ma esiti di una precisa volontà politica: impedire che il potere si concentri e preservare lo spazio democratico. Questa scelta storica, spiegata durante l’incontro, nasce dalla consapevolezza che le derive autoritarie e i regimi totalitari sono spesso il frutto di concentrazioni di potere incontrollate. Rafforzare la conoscenza di tale passato significa quindi proteggere strumenti e valori che regolano la convivenza civile: dal bilanciamento dei poteri alla tutela dei diritti fondamentali, passando per la partecipazione attiva dei cittadini.
Il ruolo delle istituzioni nella trasmissione della memoria
Secondo l’intervento, le istituzioni hanno la responsabilità di custodire e trasmettere questa memoria storica, non solo attraverso celebrazioni ma tramite politiche educative e civiche che rendano visibili i principi costituzionali. Cartabia ha ricordato l’urgenza di non disperdere l’eredità di chi ha vissuto l’uscita dai totalitarismi e dalle guerre: tali lezioni, ha sostenuto, devono rimanere fondamenta operative per chi governa e per chi partecipa alla vita pubblica. La perdita dei testimoni diretti richiede quindi uno sforzo consapevole per tramandare valori e pratiche democratiche.
La Valle d’Aosta come caso anticipatore
Un elemento centrale del ragionamento è stato l’esempio della Valle d'Aosta, regione che ha introdotto una legge elettorale orientata a favorire la presenza femminile nelle liste. Cartabia ha messo in luce come questa scelta regionale abbia anticipato strumenti che sarebbero comparsi solo più tardi su scala nazionale, dimostrando che politiche locali possono fungere da laboratorio di innovazione democratica. La capacità di sperimentare soluzioni sul territorio è quindi vista come un valore aggiunto per l’intero sistema politico, specie quando si tratta di correggere squilibri storici.
Le lesson learned dall’esperienza locale
Il caso valdostano è stato presentato come una lezione pratica: non si tratta solamente di introdurre norme ad hoc, ma di creare condizioni perché la partecipazione femminile cresca in termini di qualità e presenza effettiva. Per Cartabia, misure come la composizione di liste che includano una quota di candidate hanno avuto un ruolo importante nel favorire la presenza femminile, ma devono essere integrate in un progetto più ampio di empowerment e rimozione delle barriere.
Quote sì, ma con quale obiettivo?
Cartabia ha espresso una posizione chiara sulle quote: non è favorevole a misure che riservino in modo rigido seggi parlamentari esclusivamente alle donne, perché questo, secondo lei, non valorizza necessariamente la qualità delle rappresentanti. Al contrario, ha indicato la preferenza per misure positive che affrontino le discriminazioni pregresse e sostengano la formazione di candidature competitive. Le quote, ha osservato, possono avere un effetto di rigidità e in alcuni casi risultare controproducenti rispetto all’obiettivo di lungo termine di una parità reale.
In chiusura, l’ex ministra ha ribadito l’importanza di coniugare memoria storica e politiche pubbliche: mantenere viva la lezione del secondo dopoguerra significa operare scelte istituzionali e culturali volte a evitare la concentrazione del potere e a promuovere una rappresentanza più equa. Le soluzioni, a suo avviso, devono puntare su strumenti che correggano gli svantaggi storici senza ridurre la varietà e la qualità della presenza femminile nelle istituzioni.



