Il 22 maggio 2026 è stato siglato al ministero del lavoro un accordo che introduce la cassa integrazione guadagni straordinaria per 12 mesi destinata a 101 dipendenti di Cogne acciai speciali. L’intesa, che partirà il 1 giugno, è il seguito di un periodo in cui i contratti di solidarietà avevano già interessato altri 167 lavoratori nei tre mesi precedenti, e risponde a una situazione economica aziendale emersa nei bilanci recenti.
La decisione arriva in un contesto segnato da numeri che hanno allarmato le rappresentanze sindacali: il bilancio 2026 ha registrato una perdita di quasi 61 milioni di euro, a fronte di un utile di 8 milioni l’anno precedente, nonostante i ricavi siano saliti da circa 900 milioni a oltre un miliardo grazie all’integrazione del gruppo DMV/Mannesmann Stainless Tubes. In seguito a questi dati, l’azienda ha anche sospeso il premio aziendale per i circa 1.200 dipendenti.
Contesto e motivazioni
Le ragioni che hanno portato alla richiesta della cassa integrazione sono legate a variabili economiche e industriali: il risultato negativo del 2026, associato a operazioni societarie, ha inciso sui flussi di cassa e sulle previsioni di riorganizzazione. I sindacati, in particolare la Fiom-Cgil, hanno evidenziato come l’incremento dei ricavi non abbia compensato costi e oneri straordinari, rendendo necessari interventi concordati per salvaguardare l’occupazione. L’intesa mira quindi a contenere l’impatto sul personale attraverso misure temporanee e a rotazione, evitando soluzioni più drastiche come licenziamenti.
I numeri del bilancio e le ripercussioni
Il quadro contabile del 2026, con una perdita prossima a 61 milioni, è stato il dato che ha accelerato le trattative tra azienda, sindacati e istituzioni. Le organizzazioni sindacali hanno sottolineato che, pur essendo aumentati i ricavi complessivi, la capacità di generare utile è stata compromessa, determinando l’interruzione del premio aziendale per l’anno in corso. Questa dinamica ha reso inevitabile la richiesta al Ministero del lavoro per l’attivazione di ammortizzatori sociali su base temporanea e mirata.
Caratteristiche principali dell’accordo
L’intesa firmata prevede che la cassa integrazione guadagni straordinaria duri 12 mesi e riguardi 101 lavoratori, applicata a rotazione con una riduzione massima del 20 per cento dell’orario di lavoro. La misura entrerà in vigore il 1 giugno, al termine del periodo dei contratti di solidarietà, e intende distribuire l’onere in modo equo tra i dipendenti dei reparti interessati. La firma è stata apposta dai segretari territoriali dei sindacati confederali, dalle Rsu aziendali, dal capo del personale, dai vertici della società e da un rappresentante della Regione.
Reparti coinvolti e modalità operative
I reparti interessati sono quattro: acciaieria, colata continua, gestione materie prime e laboratorio. L’attuazione a rotazione significa che, in periodi diversi, gruppi di lavoratori saranno interessati dalla riduzione dell’orario prevista, in modo da mantenere la produzione e le competenze operative essenziali. I sindacati hanno negoziato clausole volte a limitare l’impatto economico sui singoli e a garantire che la misura sia temporanea e monitorata congiuntamente.
Conseguenze per i lavoratori e prossimi passi
Per i circa 1.200 dipendenti della realtà valdostana la sospensione del premio aziendale si somma alla maggiore incertezza legata alle misure temporanee. Le organizzazioni sindacali hanno espresso preoccupazione ma anche la volontà di gestire l’emergenza attraverso il confronto istituzionale, mentre l’azienda ha sostenuto la necessità di misure per riequilibrare i conti. L’accordo al Ministero rappresenta un passo per evitare riduzioni strutturali dell’organico e per concedere tempo alla società per definire piani industriali più stabili.
Monitoraggio e tutele
Nei prossimi mesi sarà attivato un monitoraggio congiunto tra azienda, sindacati e istituzioni per valutare l’andamento dell’occupazione e l’efficacia della cassa integrazione. Le parti si sono impegnate a riesaminare la situazione periodicamente e a prevedere misure integrative dove necessario, al fine di tutelare le competenze e limitare l’impatto sui redditi dei lavoratori. L’obiettivo dichiarato resta la salvaguardia del sito produttivo e la ricerca di soluzioni che consentano il ritorno a condizioni ordinarie di lavoro.