Nel territorio del Colle del Gran San Bernardo il Corpo forestale ha denunciato tre persone per l’abbattimento di uno stambecco animale protetto e non cacciabile. Durante le operazioni è stato inoltre rinvenuto il corpo di una marmotta anch’essa appartenente a una specie protetta.
L’accaduto ha suscitato reazioni forti da parte di due associazioni ambientali locali, che sottolineano come il gesto non sia soltanto un’infrazione normativa, ma rifletta un atteggiamento verso la fauna selvatica che le organizzazioni ritengono preoccupante.
Denuncia e ritrovamenti al Gran San Bernardo
Il Corpo forestale ha proceduto a denunciare tre cacciatori identificati nell’area del Colle del Gran San Bernardo. Oltre alla denuncia per l’abbattimento dello stambecco, le perquisizioni effettuate dagli agenti hanno portato al ritrovamento del corpo di una marmotta segnalando ulteriori violazioni delle norme di tutela. Questo insieme di elementi ha reso necessario un intervento formale da parte delle autorità competenti.
Profilo dei denunciati e implicazioni
Le associazioni hanno evidenziato che i tre denunciati erano cacciatori in possesso di regolare licenza: un particolare che, secondo le stesse, richiede una riflessione interna al mondo della caccia. Le organizzazioni ribadiscono che questa osservazione non intende caricarsi della responsabilità sull’intera categoria, ma indica la necessità di confrontarsi su comportamenti e mentalità radicate. In questo contesto le parole di Legambiente Valle d'Aosta e LIPU Aosta esprimono profonda indignazione e preoccupazione per l’episodio.
Richiesta di presa di posizione da associazioni e istituzioni
Le due associazioni ambientaliste invitano le strutture che rappresentano i cacciatori e le istituzioni regionali a pronunciarsi in modo netto. Nella nota congiunta si chiede una condanna pubblica e senza ambiguità: “Ci aspettiamo una condanna pubblica, chiara e senza ambiguità“. Il richiamo è rivolto esplicitamente alle associazioni venatorie, al Comitato regionale per la gestione venatoria e alle istituzioni politiche regionali con l’esortazione a non limitarsi a generiche prese di distanza ma a dichiarare che tali comportamenti sono incompatibili con qualsiasi forma di gestione responsabile della fauna selvatica.
Le organizzazioni sottolineano inoltre la portata simbolica dell’atteggiamento mostrato dagli autori dell’azione, descrivendo una concezione della fauna come “oggetti a disposizione dell’uomo” da abbattere o trasformare in trofei; una visione che secondo loro va contrastata anche culturalmente.
Rilevanza del contesto normativo e del Piano regionale
Nel loro intervento le associazioni richiamano il Piano regionale faunistico-venatorio 2025-2030 documento che mette al centro la tutela del patrimonio faunistico valdostano pur riconoscendo il ruolo storico della caccia. Le dichiarazioni ricordano come la tutela delle specie e degli equilibri ecologici non possa essere subordinata a tradizioni che giustifichino comportamenti illegali o dannosi per la biodiversità.
In questo quadro, Legambiente Valle d’Aosta e LIPU Aosta esprimono anche apprezzamento per l’azione del Corpo forestale la cui attività investigativa ha permesso di documentare l’accaduto e di attivare le procedure previste dalla legge. Le associazioni auspicano che le autorità competenti adottino i provvedimenti idonei, incluso l’eventuale ruolo delle licenze venatorie dei coinvolti.
Il caso si inserisce in un dibattito più ampio su rapporti tra pratiche venatorie, tutela delle specie e sensibilizzazione delle nuove generazioni: gli ambientalisti segnalano che gli imputati sono giovani e che questo rende ancora più urgente un’azione educativa e normativa mirata ad affermare il rispetto della fauna come elemento centrale della cultura alpina.
Le parole delle associazioni chiudono con un monito rivolto sia alla società civile sia alle strutture rappresentative: è necessaria una presa di posizione ferma per chiarire che il perseguimento illegale e la riduzione degli animali a mero oggetto non sono compatibili con la gestione responsabile del patrimonio naturale della Valle d’Aosta.



