La serata di protesta organizzata dal BDS Valle d’Aosta all’Arco d’Augusto a Bologna aveva l’obiettivo di mobilitare l’opinione pubblica sul caso di Abderrahim Fakir il 42enne marocchino deceduto durante un intervento delle Forze dell’Ordine. Tuttavia, l’evento ha registrato una partecipazione deludente, con solo una trentina di persone presenti.
Il presidio, convocato per chiedere verità e giustizia sulla vicenda di Fakir, ha assunto fin dall’inizio un tono fortemente ideologico. Dal palco sono state rivolte aspre critiche alle Forze dell’Ordine e alle politiche di sicurezza del Governo con alcuni relatori che hanno parlato di una democrazia in crisi e di una presunta deriva repressiva dello Stato.
Le critiche alle istituzioni e i casi citati
Durante gli interventi, sono stati richiamati numerosi episodi di presunte violenze istituzionali. Tra i nomi citati figurano Giuseppe PinelliFederico Aldrovandi e Mohammad Hannoun quest’ultimo descritto come vittima di un complotto israeliano. È stato menzionato anche il caso del rapinatore morto in Valle d’Aosta durante un inseguimento con la Polizia, inserito nello stesso elenco di vicende.
Gli organizzatori hanno cercato di ricondurre questi episodi a un’unica chiave di lettura politica: quella della violenza dello Stato e delle sue presunte vittime. Tuttavia, la diversità degli episodi citati ha reso questa interpretazione complessa e controversa.
La mobilitazione nazionale e il ruolo della Procura di Bologna
Il presidio valdostano si inserisce nella mobilitazione promossa in diverse città italiane da movimenti dell’area antagonista e della sinistra radicale dopo la morte di Fakir. Sul piano giudiziario, la vicenda è ancora al vaglio della Procura di Bologna chiamata ad accertare la dinamica dei fatti e le eventuali responsabilità.
Tra i presenti, a sorpresa, anche alcuni esponenti del Consiglio comunale di Aosta che hanno partecipato alla manifestazione per esprimere la loro solidarietà e richiedere chiarezza sulla vicenda. Nonostante la scarsa affluenza, l’evento ha comunque rappresentato un momento di riflessione sulle tensioni tra le istituzioni e la società civile.



