Venerdì 30 ottobre si è svolta una mobilitazione nazionale contro l’aumento del costo della vita, l’espansione della spesa militare e i tagli ai servizi pubblici, coinvolgendo sindacati, associazioni e numerosi cittadini in tutta Italia.
Nel contesto valdostano, gli operatori socio-sanitari dell’Unité des Communes Valdôtaines Mont-Rose non hanno potuto partecipare al corteo di Aosta per esigenze lavorative, ma hanno deciso di aderire con un gesto alternativo: uno sciopero della fame simbolico accompagnato dalla diffusione di foto di gruppo sui social.
Sciopero della fame simbolico: organizzazione e partecipazione
Le due figure chiave di questa iniziativa sono state la domiciliarista Regina Marazzi e il collega Niki Colliard. Delle loro parole: “Per noi risultava difficile essere presenti in prima persona – spiega Marazzi –. Con il mio collega Niki Colliard ci siamo chiesti come poter aderire alla protesta e abbiamo pensato a uno sciopero della fame simbolico, accompagnato da fotografie di gruppo da condividere sui social per mostrare pubblicamente il nostro sostegno“. Il gesto prevedeva l’astinenza dal cibo per parte della giornata, registrato con foto che illustravano il rischio della privazione, per rendere più tangibile il messaggio a chi è impegnato nei turni.
Coinvolgimento delle microcomunità di Hône e Perloz
La proposta è stata rapidamente estesa a tutte le realtà operative dell’Unité Mont-Rose, con una risposta positiva da parte delle microcomunità di Hône e Perloz. Nonostante la volontà di includere altre microcomunità, i tempi stretti hanno limitato la partecipazione: “Avremmo voluto coinvolgere anche le altre comunità, ma non ne abbiamo avuto il tempo”, ha aggiunto Marazzi. Le foto condivise sui profili dei partecipanti hanno mostrato codici di colore e cartelli con slogan, creando un vero e proprio manifesto digitale della protesta.
Le richieste avanzate dagli operatori sanitari
Al centro della protesta contro il caro vita vi è la domanda di destinare maggiori risorse alla sanità pubblica, all’istruzione e alle pensioni, riducendo al contempo gli investimenti nel settore militare. Gli operatori hanno sottolineato che l’aumento delle spese per il riarmo e il costo della vita gravano sui servizi essenziali, compresi quelli della Valle d’Aosta, mettendo a rischio la continuità dell’assistenza domiciliare.
Appello alle istituzioni regionali e nazionali
Nel loro messaggio, i partecipanti hanno invitato il Governo a fermare l’incremento delle spese militari e a reindirizzare i fondi verso il potenziamento del Servizio sanitario nazionale, della scuola pubblica e delle pensioni. Hanno inoltre fatto leva sulle istituzioni regionali e sui consigli comunali, chiedendo loro di fungere da portavoce delle richieste e di vigilare affinché i servizi essenziali della Valle d’Aosta non subiscano ulteriori riduzioni.
Il gesto, pur essendo simbolico, ha dimostrato come anche chi è impegnato in turni continui possa partecipare attivamente a una mobilitazione nazionale, trasformando l’assenza fisica in una presenza virtuale capillare. La sciopero della fame simbolico degli operatori di Mont-Rose si inserisce, dunque, in un più ampio dibattito su solidarietà, giustizia sociale e priorità di bilancio, lasciando un segnale chiaro alle autorità: la salute e l’educazione devono prevalere su spese militari discorsivamente inflessibili.



