7 Giugno 2026 ☀ 18°

Microplastiche sulla neve del Monte Bianco: indagine sull’origine locale e atmosferica

Una ricerca condotta sull'arco alpino ha trovato particelle plastiche nella neve attorno alla cima del Monte Bianco. Lo studio distingue tra emissioni locali dovute alla frequentazione umana e trasporto atmosferico a lunga distanza, offrendo nuovi elementi per capire l'impatto delle microplastiche sugli ecosistemi montani.

Microplastiche sulla neve del Monte Bianco: indagine sull’origine locale e atmosferica

La scoperta che anche le altitudini più elevate non sono immuni alla presenza di plastica alimenta un dibattito ormai esteso: fino a che punto le attività umane influiscono sugli ambienti d’alta quota? Un gruppo di ricercatori impegnato nello studio dell’arco alpino ha rilevato particelle di plastica nella neve raccolta nei pressi della vetta del Monte Bianco, a 4.806 metri di quota, con l’obiettivo di comprendere se si tratti di deposizioni dovute a fonti locali o di trasporto atmosferico.

Impostazione dello studio e aree monitorate

Il progetto, nato nell’ambito di indagini più ampie sull’inquinamento da microplastiche, ha iniziato la sua attività con campionamenti in 11 laghi alpini nell’ambito del progetto Plastilac e successivamente ha esteso le analisi a torrenti, ghiacciai e nevai del massiccio del Monte Bianco. Tra il 2026 e il 2026 gli scienziati hanno esaminato 18 torrenti e hanno effettuato prelievi della neve superficiale fino a circa 20 centimetri di profondità in prossimità della cima, con l’intento di ottenere un quadro rappresentativo delle condizioni ambientali.

Metodo di campionamento e precauzioni

Le operazioni in quota si sono svolte con strumenti metallici come carotatori, pale e piccozze, e la neve prelevata è stata fusa in contenitori metallici prima dell’analisi di laboratorio. Queste scelte operative mirano a ridurre la contaminazione esterna: l’uso di attrezzature non plastica è fondamentale per evitare falsi positivi e per isolare le particelle realmente presenti nell’ambiente. Le condizioni meteorologiche avverse e l’accessibilità limitata hanno reso le attività logistiche particolarmente complesse.

Risultati principali e confronto con altri siti alpini

I risultati attestano la presenza di microplastiche anche sul Monte Bianco, sebbene in quantità che risultano inferiori rispetto ad alcuni siti dell’arco alpino settentrionale oltre i 3.000 metri. Per esempio, sul ghiacciaio della Grande Motte, a Tignes, i livelli di deposito atmosferico osservati sono risultati fino a quattro volte superiori. Questa variabilità può essere riconducibile alla diversa frequentazione umana e alla distanza dalle aree urbanizzate, due fattori che influenzano l’apporto locale di particelle.

Tipologia delle particelle e cause probabili

Dalle analisi emergono soprattutto fibre di poliestere, materiale diffusamente utilizzato negli indumenti tecnici da montagna. Secondo gli studiosi, l’usura di zaini e capi sintetici tende a rilasciare piccolissime fibre che si accumulano nei punti di appoggio degli alpinisti. Questa evidenza suggerisce che, almeno sulla vetta del Monte Bianco, la contaminazione abbia una componente significativa di origine locale legata alla presenza umana.

Il ruolo del trasporto atmosferico e il rumore di fondo

Accanto all’apporto locale, lo studio segnala una contaminazione di fondo probabilmente attribuibile alla dispersione atmosferica delle microplastiche. Le particelle di dimensioni comprese tra un micron e cinque millimetri, provenienti da pneumatici, imballaggi e tessuti sintetici, possono essere trasportate dal vento per lunghe distanze: questa caratteristica rende possibile il loro arrivo in luoghi remoti, dalle profondità marine fino alle cime più alte. I ricercatori intendono quantificare questo rumore di fondo per capire fino a che distanza le emissioni antropiche influenzino gli ecosistemi montani.

Implicazioni per la ricerca e per la gestione delle aree protette

Misurare la diffusione delle microplastiche in ambienti isolati fornisce dati utili per la definizione di strategie di conservazione e di comportamento responsabile da parte dei frequentatori della montagna. I risultati sottolineano l’importanza di ridurre il rilascio di fibre sintetiche mediante scelte di materiali, manutenzione dell’abbigliamento e buone pratiche di comportamento in quota. Inoltre, l’analisi contribuisce a inquadrare l’inquinamento plastico come un fenomeno che non si limita alle città o ai mari, ma arriva fino ai poli e alle vette.

La ricerca sul Monte Bianco non è un’eccezione isolata: osservazioni recenti in altre regioni montane e segnalazioni di polveri sahariane o aerosol provenienti dalla pianura hanno già dimostrato come le correnti atmosferiche trasportino particelle diverse. Lo studio conferma che anche microplastiche di dimensioni ridotte possono viaggiare nell’atmosfera e depositarsi in ambienti d’alta quota, invitando a considerare la montagna come un laboratorio naturale per valutare l’entità e le fonti dell’inquinamento plastico.

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