7 Giugno 2026 ☀ 17°

Fotografia contemporanea: la Valle d’Aosta rivelata da Lorenzo Levi

Una riflessione visiva sulla convivenza tra uomo e natura nella Valle d'Aosta, raccontata senza scenografie finte e con uno sguardo antropologico

Fotografia contemporanea: la Valle d’Aosta rivelata da Lorenzo Levi

Dal 22 maggio al 22 giugno 2026 gli spazi del Tunnel Velostazione ExDynamo a Bologna ospitano il progetto fotografico A non Fairy, Tale del giovane artista valdostano Lorenzo Levi. La serie non propone la solita cartolina montana: attraverso una luce studiata e una simbologia che richiama il mondo delle fiabe, le immagini mettono a nudo contraddizioni e ritualità della Valle d’Aosta, favorendo uno sguardo che va oltre il turismo. L’allestimento curato dal collettivo SEMI è l’occasione per vedere opere che nascono da ritorni familiari e da una pratica fotografica che mescola esigenze commerciali e ricerca personale.

Le biografie che accompagnano il progetto sono parte della storia: nato nel 2000 a Pont-Saint-Martin, Lorenzo ha frequentato il liceo linguistico di Verrès e si è laureato in scienze politiche a Bologna. Dopo una formazione allo Speos Photographic Institute di Parigi e due anni come assistente di Alex Majoli (Magnum Photos), ha scelto una carriera freelance tra Barcellona e Milano. Le produzioni commerciali convivono con lavori sperimentali: A non Fairy, Tale è nato proprio in questo equilibrio, quando ogni ritorno in Valle divenne un’opportunità per fotografare realtà quotidiane senza costruzioni fittizie.

L’idea e il linguaggio visivo

Il progetto è iniziato nel 2026 come un diario visivo: attraverso i rientri in famiglia Lorenzo ha raccolto scene riconoscibili della regione, come il carnevale di Pont-Saint-Martin o le celebrazioni legate alla Coumba Freida. L’autore dichiara di non voler praticare il fotoreportage nel senso stretto del termine; al contrario ha scelto il dispositivo della fiaba contemporanea per modulare la luce e il contesto, trasformando il documentario in racconto. Il risultato è una grammatica visiva che usa il colore, l’ombra e la posa per sovrapporre piani di realtà: la quotidianità resta riconoscibile, ma assume sfumature mitiche e simboliche.

Raccontare senza scenografie

Lorenzo presta attenzione alla veridicità delle situazioni: non crea scenografie artificiali ma ricerca «momenti iconici» che parlino della cultura locale. Con questo approccio il progetto evita la mera estetizzazione del paesaggio e si concentra invece su figure e riti che funzionano come elementi narrativi. In questo senso A non Fairy, Tale è una pratica che unisce osservazione documentaria e manipolazione luminosa, dove il ruolo della luce diventa strumento per suggerire narrazione e per rivelare aspetti nascosti di una realtà tanto amata quanto contraddittoria.

Simboli, personaggi e il grande tunnel

Prendendo spunto dalle fiabe dei fratelli Grimm, Levi rielabora il folklore valdostano: semplici abitanti diventano diavoli o ninfe, feste e borghi assumono ruolo di personaggi attivi. Il fotogramma emblematico della serie ritrae un arco in cemento che incornicia un frammento di natura: è un’immagine che sintetizza il tema centrale del progetto, la convivenza tra uomo e paesaggio. La presenza dell’opera in un ambiente urbano come il Tunnel Velostazione ExDynamo crea un cortocircuito tra luogo d’esposizione e soggetto fotografato, amplificando il messaggio della mostra.

Tra passato e presente

Questa lettura «strabica» del territorio diventa anche un piccolo studio antropologico: attraverso la macchina fotografica Lorenzo osserva usi, costumi e segnali contemporanei, restituendoli con uno sguardo esterno che è però profondamente intimo. La mostra a Bologna è frutto anche del sostegno del collettivo SEMI, fondato da due giovani valdostani che promuovono artisti emergenti offrendo supporto digitale e spazi fisici. Il progetto rimane aperto: Levi continua a tornare in Valle per nuovi scatti e spera, in futuro, di raccogliere il lavoro in un libro dedicato al suo territorio.

La retrospettiva breve ma intensa al Tunnel Velostazione ExDynamo offre quindi una possibilità di lettura alternativa della Valle d’Aosta, lontana dagli stereotipi pubblicitari. Le immagini di Lorenzo Levi invitano a considerare la montagna come un campo di relazioni tra memoria, rito e trasformazione sociale: un territorio che sa essere fiaba e realtà insieme, e che continua a raccontarsi ogni volta che l’autore torna a cercarla con la macchina fotografica.

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