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Decarbonizzazione del mare: come i porti italiani possono guidare la transizione energetica

Il trasporto marittimo è in piena trasformazione. Scopri come i porti italiani possono diventare snodi energetici e industriali, trainando la competitività del Mediterraneo.

Decarbonizzazione del mare: come i porti italiani possono guidare la transizione energetica

Il trasporto marittimo è in una fase di profonda trasformazione, con la decarbonizzazione che sta ridefinendo gli equilibri economici e competitivi del settore. I porti italiani, in particolare, sono chiamati a svolgere un ruolo sempre più centrale come snodi energetici e industriali. Questo processo di cambiamento è guidato da una serie di fattori, tra cui la regolazione, il costo della CO2, la disponibilità di infrastrutture e la volatilità dei combustibili tradizionali.

Un recente studio realizzato da TEHA Group in collaborazione con Edison e NextChem la business unit tecnologica di MAIRE ha evidenziato come la transizione del trasporto marittimo seguirà una traiettoria graduale e multi-fuel. Lo studio, presentato alla 52ma edizione del Forum di Cernobbio mostra che i fuel alternativi potrebbero raggiungere il 65,5% del mix energetico al 2050, trainati dai biofuel, mentre i combustibili fossili manterrebbero una quota del 34,5%.

Lo scenario ‘Industry driven’ e le prospettive per il 2050

Secondo lo scenario ‘Industry driven’ elaborato da TEHA, basato sugli attuali segnali di evoluzione industriale e utilizzando gli ordinativi navali come indicatore delle scelte di investimento degli armatori, i fuel alternativi potrebbero raggiungere il 65,5% del mix energetico al 2050. I biofuel, in particolare, sarebbero i principali protagonisti con una quota del 50,7% mentre i combustibili fossili mantenerebbero una quota del 34,5% con un ruolo ancora rilevante del GNL.

Questa evoluzione consentirebbe una riduzione delle emissioni del 54% al 2050 e richiederebbe investimenti per 36 miliardi di euro in infrastrutture portuali e filiere energetiche e industriali a monte. Questi investimenti potrebbero attivare un valore della produzione di 105 miliardi di euro e generare 45 miliardi di euro di Valore Aggiunto, con oltre la metà di questi benefici concentrati nel Mezzogiorno.

Le dichiarazioni dei protagonisti

Fabrizio Mattana Executive Vice President Gas Assets di Edison, ha commentato: “Le evidenze di questo Studio confermano la rilevanza della decarbonizzazione dei trasporti, in particolare di quello marittimo, e il ruolo dei porti come leva di sviluppo e competitività per il Paese.”

Mattana ha sottolineato l’importanza di una visione di lungo periodo e la capacità di Edison di offrire soluzioni energetiche in grado di accompagnare tutte le fasi della transizione, grazie al proprio posizionamento integrato nella filiera del GNL e dello Small Scale LNG e all’impegno verso soluzioni innovative come idrogeno e biometanolo.

Giovanni Sale Senior Vice President, Energy Transition Strategy di Nextchem, ha aggiunto: “La decarbonizzazione del trasporto marittimo è una delle sfide più complesse della transizione energetica, perché richiede di coniugare sicurezza degli approvvigionamenti, sostenibilità e competitività su scala globale.”

Sale ha evidenziato come il metanolo si stia affermando come una delle soluzioni più concrete e scalabili, e come MAIRE e Nextchem stiano trasformando questa visione in progetti industriali reali, dalla produzione sostenibile del metanolo alle sue applicazioni nella propulsione navale.

Le sfide e le opportunità per l’Italia

Lorenzo Tavazzi Senior Partner e Board Member di TEHA, ha commentato: “La transizione del trasporto marittimo non è più un’ipotesi, ma un processo già avviato: i fuel alternativi rappresentano oggi il 51% del tonnellaggio navale ordinato a livello globale.”

Tavazzi ha sottolineato come la lunga vita utile delle navi renda questo percorso necessariamente graduale e multi-fuel, e come per l’Italia si tratti di una sfida di competitività, ma soprattutto di un’opportunità concreta e misurabile. Secondo lo scenario TEHA, 36 miliardi di euro di investimenti al 2050 possono ridurre le emissioni del 54% attivare 105 miliardi di euro di valore della produzione e generare 45 miliardi di euro di Valore Aggiunto.

La transizione energetica del settore richiede una visione programmatica e industriale di lungo periodo capace di integrare infrastrutture portuali, sviluppo delle filiere energetiche, evoluzione delle flotte e capacità industriale nazionale. Per rafforzare leadership, competitività e attrattività del sistema portuale italiano, lo Studio propone una roadmap fondata su cinque principi di indirizzo interconnessi: la crescita della domanda, una governance strutturata, la riduzione del costo totale del bunkeraggio, il reinvestimento dei proventi ETS a sostegno del settore e lo sviluppo di una filiera nazionale dei combustibili alternativi.

In assenza di ulteriori investimenti, il costo sociale cumulato delle emissioni raggiungerebbe circa 51,7 miliardi di Euro nel periodo 2026-2050, contro i 40 miliardi dello scenario ‘Industry driven’. Il mancato adeguamento determinerebbe quindi circa 11,7 miliardi di Euro di costi sociali aggiuntivi per il sistema-Paese.

La decarbonizzazione del trasporto marittimo è una sfida complessa, ma rappresenta anche un’opportunità concreta per rafforzare la competitività dei porti italiani e valorizzare le filiere industriali nazionali. Senza gli investimenti necessari, l’Italia rischia di perdere circa 80 miliardi di euro di Valore Aggiunto al 2050.

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