10 Settembre 2026 🌤 16°

Cambiare la narrativa sul suicidio: la testimonianza di Francesca Contessini

Francesca Contessini, educatrice e pedagogista, condivide la sua esperienza di sopravvissuta a un tentativo di suicidio, offrendo un messaggio di speranza e cambiamento.

Cambiare la narrativa sul suicidio: la testimonianza di Francesca Contessini

In un incontro organizzato dall’associazione Il Mandorlo Fiorito Francesca Contessini ha condiviso la sua storia di sopravvissuta a un tentativo di suicidio. La sua testimonianza è un faro di speranza per chiunque stia affrontando momenti di profonda difficoltà.

Francesca, educatrice e pedagogista, ha scelto di raccontare la sua esperienza senza lasciare che il suicidio definisse la sua identità. Il suo messaggio principale è chiaro: non si tratta di scegliere la vita ma di scegliere la speranza la capacità di vedere possibilità anche quando il dolore sembra averle cancellate tutte.

Il valore della rete e l’importanza di abbattere lo stigma

L’incontro, condotto dalla giornalista Fabrizia Pavetto, ha visto la partecipazione di diverse personalità, tra cui l’assessore alla Sanità Carlo Marzi e la dottoressa Anna Maria Beoni, direttrice del Dipartimento di Salute Mentale dell’AUSL Valle d’Aosta. Marzi ha ricordato l’impegno della Valle d’Aosta nella prevenzione del suicidio, avviato nel 2022 con la nascita di un tavolo interistituzionale e inserito nella programmazione sanitaria regionale del triennio 2026-2028.

La dottoressa Beoni ha sottolineato come il suicidio non possa essere ricondotto a un’unica storia o caso clinico. I dati mostrano che circa la metà delle persone che muoiono per suicidio non ha una storia psichiatrica e non è conosciuta dai servizi. Questo evidenzia la necessità di una rete comunitaria che possa raggiungere chi ha bisogno di sostegno.

Paola Longo Cantisano, referente del Mandorlo Fiorito, ha parlato dell’importanza di abbattere lo stigma. Senza rompere il silenzio, diventa più difficile arrivare a chi soffre e permettergli di chiedere aiuto.

La storia di Francesca: dagli occhiali scuri del dolore alla speranza

Francesca ha scelto di raccontare la sua storia senza focalizzarsi sull’episodio del tentativo di suicidio, ma su ciò che è venuto dopo: la disabilità, la riabilitazione, il lavoro su sé stessa, le relazioni, l’autonomia e la costruzione di una nuova quotidianità.

Parlando della ragazza che era a 17 anni, Francesca la chiama la piccola Franci. Una parte di sé che oggi non guarda con rabbia. Non sono arrabbiata con lei, ma è grazie a lei che io ho potuto diventare la persona adulta che sono oggi.

Per descrivere quello stato d’animo, utilizza l’immagine degli occhiali scuri del dolore: a 17 anni li indossava senza rendersene conto e non riusciva più a vedere la speranza e le possibilità oltre il dolore. La Francesca adulta ha invece imparato ad ascoltare quella ragazza e a non considerare la fragilità qualcosa da cancellare.

Il senso di colpa ha avuto un ruolo importante nel suo percorso, soprattutto per il dolore provocato alle persone care. Poi è arrivata la consapevolezza che soffrire non è mai e per nessun motivo una colpa, perché nessuno si diverte a stare male.

Atraversare il dolore per tornare a vedere la speranza

Nel racconto di Francesca non c’è l’idea di una rinascita improvvisa né quella di una persona oggi semplicemente forte. Al contrario, respinge l’immagine di sé come di una persona sempre felice e capace di superare tutto.

Io sono una persona come tutte gli altri, ho i miei momenti no, come momenti di fragilità e sarebbe strano il contrario afferma Francesca.

Tra gli strumenti che l’hanno aiutata ci sono stati la gratitudine, maturata anche durante il lungo percorso di ospedale e riabilitazione, e soprattutto l’ascolto della propria sofferenza. Per Francesca il dolore non può essere soltanto combattuto: bisogna riuscire ad attraversarlo.

Una sofferenza, se tu la combatti ti respinge, è come un muro, ma se tu piano piano la attraversi e ci entri dentro… poi a un certo punto esci dall’altra parte.

È anche da questa elaborazione che è nata la scelta di raccontarsi pubblicamente. Per descrivere un dolore bisogna trovare le parole per farlo e per lei trovare quelle parole ha significato accorgersi di quanto intorno al suicidio e alla fragilità esista ancora un enorme spazio di silenzio.

Nel confronto con il pubblico, Francesca ha parlato della paura di disturbare, del senso di colpa e dell’importanza di scegliere con attenzione le persone alle quali affidare la propria sofferenza. Chi sta male non sempre appare come ci aspetteremmo: può essere arrabbiato, chiuso, difficile da avvicinare. Per questo è necessario imparare a stare accanto senza giudicare.

Il messaggio è rivolto a chi soffre, ma anche a chi gli sta vicino: non avere paura di chiedere aiuto e imparare a sospendere il giudizio.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app

Aosta adesso

QUALITÀ ARIA
Buona
PM10 10 · NO₂ 6 µg/m³