Il contenzioso elettorale che ha attraversato la XIII legislatura del Consiglio Valle ha registrato un nuovo capitolo con la sentenza della Quinta Sezione del Consiglio di Stato pronunciata il 7 maggio 2026. Con questo pronunciamento è stato rigettato l’appello presentato da Union Valdôtaine e da Cristina Machet contro la precedente decisione del TAR, rendendo così definitiva la surroga che ha portato in Aula Andrea Campotaro.
Le vicende partono dalle elezioni regionali del 28 settembre 2026 e dalla pronuncia di primo grado del TAR datata 30 gennaio 2026, che aveva già disposto la correzione dei risultati per alcune schede contestate. La decisione di secondo grado, resa pubblica il 21 maggio 2026, sancisce l’esito giudiziario immediato ma lascia aperte le valutazioni politiche e amministrative nel Consiglio regionale.
La motivazione dei giudici
Secondo il Consiglio di Stato, le due schede al centro della disputa dovevano essere ritenute valide perché, nonostante la presenza di elementi anomali nelle preferenze, risultava chiara la volontà dell’elettore di sostenere la lista Alleanza Verdi e Sinistra (AVS). I giudici hanno escluso che le annotazioni fossero un segno di riconoscimento idoneo ad annullare il voto, osservando che le irregolarità apparivano compatibili con la coincidenza dell’election day regionale e comunale.
Principi giuridici applicati
La sentenza richiama il principio del favor voti, secondo il quale la validità del voto va preservata ogni qualvolta sia possibile desumere la volontà effettiva dell’elettore. In questo contesto il Collegio ha definito le indicazioni riportate nelle schede come semplici storpiature innocue, rilevando che la presenza della croce sul simbolo di lista era l’elemento decisivo per attribuire il voto a AVS. Questo approccio ha fatto pendere la bilancia a favore della convalida delle schede.
Impatto politico e numeri in Aula
Sul piano politico il provvedimento ha implicazioni immediate: la decadenza di Cristina Machet è divenuta effettiva e Andrea Campotaro ha potuto assumere il seggio con il giuramento già avvenuto in precedenza, nell’ordine del giorno del 11 febbraio 2026. Con l’ingresso del consigliere di AVS il gruppo acquisisce un terzo componente, mentre il Mouvement perde una unità. La composizione numerica dell’Assemblea regionale si è quindi modificata, con conseguenze sulla tenuta delle maggioranze e sulle dinamiche interne.
Reazioni dei protagonisti
Da parte di AVS e del team difensivo è arrivata soddisfazione per la conferma giudiziaria: si sottolinea come la decisione tutela il valore del favor voti e la certezza del risultato. L’Union Valdôtaine, pur rispettando la decisione, ha annunciato l’intenzione di non considerare chiusa la vicenda e di valutare iniziative ulteriori sul piano giuridico, richiamando temi come il segreto e l’unicità del voto come principi che a loro avviso meritano tutela.
I possibili sviluppi e le conseguenze procedurali
Dal punto di vista procedurale resta aperta la possibilità, in casi analoghi, di richiedere misure cautelari o sospensive in attesa dell’esame di merito. Se una richiesta cautelare fosse accolta in futuro, la situazione potrebbe essere temporaneamente ribaltata, con il ritorno di Cristina Machet in Consiglio fino alla definizione definitiva del contenzioso. Tuttavia, con la pronuncia del Consiglio di Stato del 7 maggio 2026 la via giudiziaria di secondo grado si è per ora conclusa con un esito favorevole a Campotaro.
In chiusura, la vicenda evidenzia come piccole discrepanze nelle schede possano provocare effetti rilevanti sulla rappresentanza politica e come il bilanciamento tra tutela del voto e regole formali resti un tema sensibile nelle verifiche post-elettorali. Restano sul tavolo le valutazioni politiche e l’attenzione delle forze coinvolte, mentre l’assemblea regionale prosegue la sua attività con la nuova composizione ratificata dai giudici.