Nel corso dell’ultima seduta del Consiglio Valle si è registrata una stretta intorno alla questione della chiusura delle gallerie di Côte de Sorreley e Signayes. Pur non entrando nel merito con un dibattito immediato, la maggioranza ha ottenuto l’iscrizione di una risoluzione che impegna il Presidente della Regione e il Governo regionale a chiedere formalmente la convocazione dell’Assemblea dei soci di SAV S.p.A.. La decisione politica arriva mentre permane il cronoprogramma tecnico che prevede l’apertura dei cantieri a partire dall’11 giugno 2026 e una durata stimata vicino ai 370 giorni, con un costo indicativo di 40 milioni di euro.
Il dossier non è puramente tecnico: alle autorità locali e alle categorie economiche preoccupano gli impatti sulla mobilità e sull’economia della regione. Il Capo della Protezione Civile, Valerio Segor, aveva chiesto un ulteriore parere tecnico e SAV ha presentato un terzo parere confermando l’esigenza dell’intervento e la complessità delle opere. La risoluzione vuole quindi creare uno spazio istituzionale per confrontare le alternative tecniche e valutare la tenuta della viabilità nei mesi di cantiere, con l’obiettivo di limitare dove possibile gli effetti sulla circolazione e sulle attività locali.
Lo scontro politico in aula
La fase finale della seduta è stata caratterizzata da un acceso confronto sul modo di affrontare la questione. I consiglieri di opposizione, tra cui Corrado Bellora (Lega) e Alberto Zucchi (Fratelli d’Italia), hanno sollecitato l’inversione dell’ordine del giorno per discutere subito le loro iniziative ispettive e interrogazioni sul tema. Dall’altra parte, la maggioranza guidata dall’Union Valdôtaine ha difeso la scelta di proporre una risoluzione come strumento più adatto a promuovere un dibattito più strutturato e partecipato. La decisione finale è stata quindi quella di iscrivere la risoluzione senza aprire la discussione immediata, fatto che ha accentuato la tensione politica.
Le ragioni dei gruppi
I gruppi di opposizione hanno sostenuto che questioni urgenti come la chiusura delle gallerie meritano priorità e dibattito pubblico, temendo ricadute pesanti sulla viabilità e sull’economia locale. La maggioranza, invece, ha motivato la scelta sottolineando che un’interrogazione non consente un confronto approfondito: la proposta di una risoluzione servirebbe a stimolare l’avvio di un confronto concreto con i soci di SAV S.p.A., mettendo sul tavolo possibili soluzioni organizzative e tecniche alternative alla chiusura totale della tratta. Il contrasto tra queste visioni ha fatto emergere la difficoltà di conciliare rapidità e approfondimento nelle scelte istituzionali.
Il contenuto della risoluzione
La risoluzione approvata dalla maggioranza, anche se non condivisa dall’opposizione, declina alcuni obiettivi precisi: chiedere formalmente la convocazione dell’assemblea dei soci di SAV S.p.A., rappresentare in quell’occasione le preoccupazioni delle comunità locali e sollecitare ulteriori approfondimenti tecnici e organizzativi. In particolare il testo impegna il Presidente della Regione e il Governo regionale a richiedere che vengano valutate soluzioni finalizzate a ridurre la durata delle chiusure, a evitare, se possibile, l’interruzione totale del traffico e a limitare i disagi per cittadini e imprese.
Obblighi di rendicontazione
Un punto centrale della risoluzione è la richiesta di trasparenza: il Governo regionale è chiamato a riferire tempestivamente al Consiglio e alla commissione competente sugli esiti del confronto con i vertici della concessionaria. Questo meccanismo di rendicontazione mira a garantire che ogni elemento nuovo emerga pubblicamente e che le scelte tecniche siano accompagnate da valutazioni sulle ricadute socio-economiche e sulla gestione alternativa della viabilità.
Prospettive e impatti tecnici
I pareri tecnici prodotti da SAV e richiesti dalla Protezione Civile indicano lavori complessi che motivano la proposta di una chiusura prolungata per consentire la sicurezza e l’adeguamento dell’infrastruttura. Le stime economiche di circa 40 milioni di euro e la durata attesa intorno ai 370 giorni spiegano la preoccupazione dei sindaci e delle categorie produttive sul potenziale impatto su trasporti, turismo e attività commerciali. La risoluzione tenta di introdurre una fase interlocutoria tra istituzioni e soci per valutare se soluzioni alternative di cantiere possano attenuare questi effetti.
Nei prossimi giorni il passaggio chiave sarà la richiesta formale di convocazione dell’assemblea dei soci: sarà lì che potranno emergere proposte tecniche alternative, revisioni del cronoprogramma o impegni economici differenti. Sul piano politico, la vicenda rimane sotto osservazione e pesa anche sul ruolo del Presidente della Regione, Renzo Testolin, chiamato a mediare tra esigenze di sicurezza infrastrutturale e la tutela dell’interesse pubblico. Resta aperta la partita tra urgenza dei lavori e ricerca di soluzioni meno impattanti sulla comunità.