13 Giugno 2026 ☀ 25°

Tragedia sulle Alpi: sette vittime tra Gran Paradiso, Monte Bianco e Cervino

In meno di 24 ore le montagne del Nord-ovest hanno visto sette morti in incidenti separati: tre alpinisti trentini sul Gran Paradiso e quattro altri decessi tra Mont Maudit, ghiacciaio della Brenva e Cervino. Le operazioni di recupero hanno coinvolto Soccorso alpino valdostano, Sagf, gendarmerie e Guardia di finanza.

Tragedia sulle Alpi: sette vittime tra Gran Paradiso, Monte Bianco e Cervino

Nel corso di un solo fine settimana le vette del settore nord-occidentale delle Alpi sono state teatro di una serie di incidenti mortali che hanno provocato complessivamente sette vittime. Gli episodi si sono verificati su più montagne e hanno visto impegnati i servizi di soccorso italiani e francesi, tra cui il Soccorso alpino valdostanoil plotone di alta montagna della gendarmerie e la sezione di soccorso della Guardia di finanza.

Le operazioni di recupero e le indagini sono in corso; emergono però alcuni elementi chiave che tengono insieme il quadro: i tre alpinisti italiani deceduti sul Gran Paradiso, i due sul Mont Maudit e gli altri decessi sulla Brenva e sul Cervino. Le condizioni di innevamento, giudicate scarse, sono un fattore che gli operatori del soccorso invitano a considerare con attenzione.

Incidente sul Gran Paradiso: tre alpinisti trentini precipitati

Il caso più grave riguarda la parete nord del Gran Paradisodove il 12 giugno 2026 tre alpinisti residenti in Trentino hanno perso la vita durante la salita verso la vetta da 4.061 metri. Le vittime sono state identificate come Antonio Sardano49 anni, Sergio Martinelli29 anni, e Maicol Zenatti39 anni. I corpi sono stati localizzati a circa 3.600 metri e recuperati in serata dal Soccorso Alpino Valdostano e dal soccorso della Guardia di finanza, quindi trasportati all’obitorio del cimitero di Aosta per il riscontro del medico-legale.

Ricostruzione della dinamica e interventi

Dalle prime ricostruzioni, i tre erano partiti dal rifugio Federico Chabod nella Valsavarenche intorno alle 3 del mattino e procedevano in cordata lungo la parete nord. L’ipotesi prevalente, confermata anche dalla traccia rimasta sul terreno, è che la caduta di uno dei componenti attorno all’ora di pranzo abbia causato lo scivolamento collettivo, con una precipitazione di diverse centinaia di metri. Non essendoci testimoni diretti, l’allarme è scattato la sera, quando i familiari hanno segnalato il mancato rientro.

Incidenti sul Monte Bianco: Mont Maudit e ghiacciaio della Brenva

Sulla cresta Kuffner del Mont Mauditlato francese del massiccio del Monte Bianco (4.465 metri), il soccorso transalpino ha recuperato due alpinisti deceduti nella mattinata. Le cause della caduta non sono ancora state chiarite e spetterà alla gendarmerie accertare la dinamica dopo gli interventi congiunti con i colleghi italiani.

Ghiacciaio della Brenva

In un altro episodio sulla verticale del Monte Bianco, lungo il ghiacciaio della Brenvaè stato recuperato un ulteriore alpinista deceduto; il recupero è stato effettuato dal plotone di alta montagna della gendarmerie con elicottero e la salma è stata poi affidata alla Guardia di finanza di Entreves. In entrambi i casi si ritiene che le vittime siano di nazionalità francese.

Cervino: un decesso sul versante italiano

Sul Cervino l’elisoccorso svizzero è intervenuto per soccorrere due scalatori: uno è rimasto illeso, l’altro è stato trovato senza vita e trasportato alla camera mortuaria di Courmayeur, a disposizione degli organi di indagine. Anche in questo episodio la vittima risulterebbe essere di nazionalità francese. Le circostanze della caduta sono al vaglio degli inquirenti.

Nel complesso, i soccorsi si sono trovati a operare in condizioni di terreno particolari: come ricordato dal direttore del Soccorso alpino valdostano Paolo Comune, le montagne presentano un innevamento scarso che, sul piano pratico, equivale a condizioni tipiche di metà-fine luglio. Per questo motivo gli operatori ribadiscono raccomandazioni operative, come il fatto di procedere in cordata e utilizzare sempre la corda in tensione per ridurre il rischio di trascinamento in caso di scivolata o caduta in crepaccio.

Le indagini sui singoli episodi, con rilievi e accertamenti affidati al Sagf di Entrèves e agli organi competenti, continuano per chiarire dinamiche e responsabilità. Nel frattempo le comunità locali e i soccorritori affrontano il lutto e l’impatto di una sequenza di tragedie che mette in evidenza i rischi ancora presenti sulle grandi vie alpinistiche anche in una stagione che presenta condizioni apparentemente favorevoli.

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