11 Ottobre 2026 🌤 16°

Carenza di personale al Tribunale di Milano mette a rischio le udienze

Il presidente Fabio Roia avverte che la riduzione della pianta organica e le retribuzioni contenute hanno ridotto il numero di personale disponibile a Milano, con possibili ripercussioni sui processi.

Carenza di personale al Tribunale di Milano mette a rischio le udienze

Il Tribunale di Milano lancia un allarme sulla sostenibilità del proprio funzionamento. Tra retribuzioni insufficienti e una riduzione formale degli organici, la sede centrale lombarda si trova a fronteggiare una scarsità di personale che coinvolge cancellieri, assistenti di processo e altri ruoli amministrativi fondamentali, con conseguenze concrete sulle udienze e sulle procedure.

Il presidente del Tribunale, Fabio Roia ha scritto una lettera indirizzata al ministro della Giustizia Carlo Nordio e per conoscenza al sindaco Giuseppe Sala e al governatore Attilio Fontana invitando a considerare la situazione come prioritaria. Il problema non è solo numerico: condizioni economiche e scelte amministrative stanno rendendo difficile attrarre personale qualificato nella città più cara d’Italia.

Riduzione organica e tassi di adesione alle trasferte

Secondo la ricostruzione inviata dal presidente Roia, un decreto ministeriale datato 33 giugno 2026 ha determinato un ridimensionamento della pianta organica del Tribunale di Milano, che passa da 1.127 a 891 unità assegnate, una contrazione pari a circa il 21%. Da graduatorie aperte per 94 assegnazioni, sono stati disponibili soltanto cinque profili che hanno accettato il trasferimento a Milano: un numero che testimonia la scarsa attrattività delle condizioni offerte.

Retribuzioni e costo della vita

Un elemento chiave segnalato è lo stipendio medio per alcune figure, citato intorno ai 1.500 euro che risulta inadeguato per vivere a Milano. Questo divario tra salario e costo abitativo influisce direttamente sulla disponibilità dei dipendenti pubblici a spostarsi verso il capoluogo lombardo e impoverisce la capacità operativa degli uffici giudiziari.

Conseguenze operative sui procedimenti e sugli uffici

La carenza di personale può tradursi in effetti immediati: sospensione delle udienze pomeridiane, ritardi nelle richieste di archiviazione e slittamenti dei processi. Il rischio riguarda anche procedure per reati sensibili, dove la rapidità è cruciale. La presidente dell’ufficio gip-gup, Vincenza Maccora ha sottolineato come la tempestività in certi casi sia determinante per l’esito delle indagini e delle misure cautelari.

Esempi concreti di stress operativo

Tra i casi evidenziati dalla presidenza figura il maxi-processo denominato Hydra sulla mafia in Lombardia: l’organo giudiziario coinvolto può contare su un solo cancelliere una condizione che, secondo Roia, rende quotidiana la preoccupazione che un’assenza o un malore possano bloccare l’instruzione. Parallelamente, il Tribunale deve gestire una media di circa 35 arresti al giorno con un carico elevato di udienze di convalida e direttissime che richiedono presenze costanti e personale amministrativo efficiente.

Pressione sociale e confronto con altri centri urbani

Il presidente Roia richiama anche fattori demografici e sociali che aumentano il fabbisogno di servizi giudiziari: crescita della popolazione, condizioni economiche e fragilità di famiglie e imprese, incremento dei procedimenti relativi a violenza domestica e di genere, questioni connesse all’immigrazione e percorsi di inclusione sociale. Queste dinamiche accentuano la domanda verso uffici già ridotti numericamente.

Un dato comparativo esplicita l’entità del problema: Milano dispone di un rapporto di un dipendente ogni 3.644 abitanti mentre città con densità simile, come Napoli, registrano un rapporto più favorevole di un dipendente ogni 2.168 abitanti. Questa disparità mette in luce come la dotazione organica non sia adeguata all’intensità dei bisogni giudiziari del territorio milanese.

Nella lettera al ministro, Roia sostiene che la scelta del ministero non sia frutto di una valutazione politica, ma osserva che si può essere caduti nell’errore di ritenere che «Milano ce la farà lo stesso». Il messaggio è chiaro: la complessità del contesto urbano richiede una risposta specifica e non uniforme.

Tra le proposte avanzate, riprese anche da autorevoli figure degli uffici giudiziari, figura l’introduzione di misure di supporto economico per chi accetta di trasferirsi a Milano, senza tornare a strumenti come le gabbie salariali. Tra le ipotesi ci sono incentivi per la casa e altre forme di sostegno mirate a compensare il gap tra retribuzione e costo della vita, con l’obiettivo di rendere più attrattivo il trasferimento e stabilizzare gli organici.

Il quadro tracciato dal presidente Roia è quindi quello di un sistema giudiziario sotto pressione, dove numeri e condizioni lavorative rischiano di compromettere servizi essenziali per un territorio ad alta complessità sociale ed economica. La richiesta esplicita è che istituzioni nazionali e locali considerino misure concrete per ripristinare capacità operative adeguate.

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