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Sarre celebra ottant’anni dal voto femminile con un convegno al Castello Reale

Al Castello Reale di Sarre un convegno del 30 maggio 2026 ha ricordato il primo voto delle donne del 2 giugno 1946, con interventi di Marta Cartabia, Kata Tüttő e rappresentanti locali per riflettere su memoria e diritti

Sarre celebra ottant’anni dal voto femminile con un convegno al Castello Reale

Il Castello Reale di Sarre ha ospitato una mattinata di analisi e ricordo il 30 maggio 2026, in occasione dell’ottantesimo anniversario del primo voto delle donne italiane. L’appuntamento, intitolato Libertà di scegliere. Ottant’anni dal primo voto delle donne, ha riunito rappresentanti delle istituzioni regionali, giuristi, storiche e figure europee per discutere le radici e le prospettive della partecipazione femminile alla vita pubblica.

Al centro della commemorazione c’è il richiamo al 2 giugno 1946, data in cui le cittadine italiane votarono e poterono candidarsi per la prima volta grazie a due decreti fondamentali che riconobbero l’elettorato passivo e fissarono l’età minima a 25 anni. Quel passaggio rimane il punto di partenza per molte delle riflessioni emerse durante il convegno.

Memoria storica e partecipazione istituzionale

Ad aprire i lavori è stato il sindaco Massimo Pepellin, che ha sottolineato l’importanza di mantenere viva la memoria: tra i 556 candidati dell’Assemblea costituente furono elette solo 21 donne, tutte impegnate nella stesura della Costituzione. Questo dato è servito da spunto per ricordare come la presenza femminile abbia contribuito all’inserimento di princìpi di uguaglianza e diritti civili che ancora oggi guidano il dibattito pubblico.

Una mostra per non dimenticare

Il presidente del Consiglio regionale, Stefano Aggravi, ha evidenziato che la libertà di scegliere non si esaurisce nel voto, ma significa il pieno riconoscimento della persona nella sfera pubblica. Ha annunciato inoltre l’imminente inaugurazione di una mostra dedicata alle donne che hanno partecipato all’Assemblea dal 1946 ad oggi, un progetto che punta a rendere visibile una storia spesso marginalizzata.

Testimonianze e leadership femminile

Il dibattito, moderato da Luciano Caveri, ha visto contributi di rilievo nazionale e internazionale. In videoconferenza Kata Tüttő, presidente del Comitato europeo per le regioni, ha raccontato le difficoltà personali e culturali che spesso incontrano le donne nella scelta di una carriera pubblica, passando dall’idea infantile di diventare scienziata al suo impegno politico. La sua immagine della leadership come una montagna ha suggerito che esistono percorsi diversi per raggiungere obiettivi condivisi e che moltiplicare i sentieri favorisce l’accesso al vertice.

Esperienze in ruoli istituzionali

Marta Cartabia, giurista ed ex ministro della Giustizia, ha ricordato la sua esperienza personale in Corte costituzionale: nel 2011 era l’unica donna su 15 giudici, dopo che prima di lei solo altre due donne vi avevano fatto parte e sempre una alla volta. Pur non sposando le quote rosa rigide, Cartabia ha sottolineato la necessità di interventi legislativi che rimuovano ostacoli storici e favoriscano la presenza femminile nei ruoli decisionali, citando l’esempio delle conferenze che dovrebbero prevedere la partecipazione di esperte quando si affrontano temi specifici.

Ricerca storica e stereotipi di genere

La direttrice dell’Istituto storico della resistenza e della società contemporanea, Rosalba Dondeynaz, ha ricostruito come anche nel dopoguerra, nonostante l’impegno condiviso nella Resistenza, le donne furono spesso oggetto di scherno. Riportando aneddoti e citazioni dell’epoca — come la battuta attribuita a Parri — la sua analisi ha messo in luce la difficoltà di reperire materiali giornalistici e dati locali approfonditi sul voto del 2 giugno 1946, un vuoto che rischia di indebolire la memoria collettiva.

Ruoli di genere come costruzione culturale

La ricercatrice Adriana Meynet ha chiuso la mattinata presentando il volume Saint-Maurice de Sarre 1945-2026, che raccoglie fotografie della liberazione del 28 aprile 1945, testi e poesie. Meynet ha ricordato, citando Margaret Mead, che i ruoli di genere sono frutto di una costruzione culturale e non di una determinazione biologica, auspicando una valutazione basata sul merito e sulla preparazione dell’individuo.

Nel complesso, l’incontro al Castello Reale ha combinato memoria storica e questioni attuali: dalla ricostruzione delle fatiche delle prime elette alla discussione sulle strade praticabili oggi per garantire maggiore rappresentanza femminile nelle istituzioni. L’evento ha confermato che la tutela dei diritti richiede attenzione continua e iniziative concrete come la mostra annunciata dal Consiglio regionale, pensata per trasformare la memoria in patrimonio condiviso.

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