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Corte d’Appello conferma l’ineligibilità di Renzo Testolin, giunta crisi

Il tribunale ha rimosso Testolin dalla carica, aprendo una crisi politica in Valle d'Aosta.

Corte d’Appello conferma l’ineligibilità di Renzo Testolin, giunta crisi

La Corte d’Appello di Torino ha confermato la sentenza di primo grado che dichiara Renzo Testolin inabile a ricoprire la carica di presidente della Regione Valle d’Aosta. La decisione si basa sull’applicazione della norma regionale del 2007 che fissa un tetto massimo di due mandati consecutivi nella giunta, con la possibilità di una sola deroga. Testolin, con il suo attuale mandato, avrebbe raggiunto il quarto mandato consecutivo, oltrepassando di gran lunga il limite previsto.

La pronuncia giuridica non solo ha rimosso Testolin dalla presidenza, ma ha anche decretato la caduta dell’intera giunta regionale. L’effetto è immediato: si è aperta una crisi istituzionale che costringerà il Consiglio regionale a prendere atto del vuoto di potere e ad avviare i lavori per la ricostruzione dell’esecutivo entro sessanta giorni, pena il ricorso a elezioni anticipate.

Sentenza della Corte d’Appello: perché Testolin è stato dichiarato ineligibile

Il ricorso, promosso dagli esponenti di AVS Chiara Minelli ed Eugenio Torrione, contava sul fatto che la legge autonoma prevedesse una clausola di “cumulabilità dei mandati” molto rigorosa. Il giudice relatore Silvia Orlando ha ribadito che, avendo Testolin già ricoperto cariche per le legislature XIV, XV e XVI – quest’ultima grazie a una deroga unica – il suo ingresso nella XVII legislatura configura una violazione macroscopica della normativa. La Corte ha inoltre condannato Testolin al pagamento delle spese legali, pari a 8 740 euro, a carico suo.

Il magistrato ha sottolineato che la difesa non aveva più sollevato la questione di costituzionalità introdotta in primo grado. Senza un’interpretazione più ampia della legge, la decisione appariva inevitabile: il presidente si trovava al quarto mandato consecutivo, il che rendeva impossibile la sua eleggibilità secondo il dettato normativo.

Conseguenze istituzionali: crisi della giunta e prossimi passi

Con la decadenza del presidente, l’intera giunta è caduta, ma la carica di vicepresidente rimane occupata da Luigi Bertschy, anch’egli al quarto mandato ma non soggetto a procedimento giudiziario. Bertschy assumerà la gestione ordinaria degli affari regionali e coordinerà la fase di emergenza fino all’instaurazione di una nuova maggioranza. Le forze politiche dovranno, entro i 60 giorni stabiliti dalla legge, trovare un accordo per formare una nuova giunta o, in alternativa, indire elezioni anticipate.

Nel frattempo, il Comité fédéral unionista ha deciso di posticipare il congresso previsto per il 31 ottobre, lasciandolo in sospeso fino a quando la situazione istituzionale sarà chiarita. La pressione è alta, poiché la continuità amministrativa è fondamentale per la regione, soprattutto in un periodo che vede tensioni su temi economici e sociali locali.

Reazioni di Alleanza Verdi e Sinistra: verso una nuova alleanza progressista

Il coordinatore di Alleanza Verdi e Sinistra, Elio Riccarand, ha definito la sentenza una “violazione macroscopica della normativa” voluta dall’assemblea valdostana per fissare un “tetto” ai mandati. Riccarand ha aggiunto che la violazione è stata perpetrata “consapevolmente per raggiungere un obiettivo politico”, denunciando una “insufficiente cultura della legalità” all’interno di una parte della classe dirigente. Queste parole sono state riportate sia in consiglio valle sia durante la conferenza stampa tenuta nel pomeriggio successivo.

Nonostante la soddisfazione per l’esito giudiziario, AVS avverte della delicatezza del momento: è necessario “elegere rapidamente una nuova giunta” per restituire pieni poteri alla macchina amministrativa. Parallelamente, il partito sta lavorando alla costruzione di un’alleanza progressista capace di presentarsi come alternativa credibile al centrodestra, puntando a una governance più attenta ai principi di trasparenza e legalità.

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