La situazione allo stabilimento Cogne Acciai Speciali si sta facendo sempre più tesa. Dopo anni di crisi energetica, la multinazionale taiwanese che controlla l’azienda ha deciso di utilizzare ammortizzatori sociali e cassa integrazione per ulteriori 12 mesi a partire dal primo giugno. Ma la mossa che ha scatenato le proteste è la disdetta della contrattazione integrativa.
Il coordinatore nazionale del settore siderurgia per la Fiom-Cgil Loris Scarpa, ha espresso preoccupazione per la situazione e ha annunciato un incontro al Ministero del Lavoro per il 21 luglio. La Fiom accusa la direzione di non essere chiara sui propri piani per l’azienda e sul trattamento dei lavoratori.
Sciopero e tensioni interne
Lo sciopero di otto ore indetto il 7 luglio ha visto la partecipazione del 44% dei lavoratori. La Fiom denuncia un clima di tensione all’interno dello stabilimento, con frequenti contestazioni disciplinari e licenziamenti. Secondo il sindacato, il dialogo e la concertazione sono stati sostituiti da decisioni unilaterali e un controllo costante sui tempi e modi di produzione.
La direzione, dal canto suo, ha espresso sorpresa per lo sciopero, sostenendo che le organizzazioni sindacali hanno agito prima ancora di conoscere la proposta aziendale per il rinnovo dell’accordo integrativo. Cogne Acciai Speciali ribadisce di aver sempre agito nel rispetto della normativa vigente e delle regole aziendali, e conferma la disponibilità a proseguire il dialogo con i sindacati.
Il ruolo della Regione
La vertenza ha attirato l’attenzione anche delle istituzioni regionali. I consiglieri di Lega e Renaissance hanno presentato un’interrogazione a risposta immediata in vista del prossimo consiglio regionale, chiedendo alla Regione di essere protagonista nella risoluzione delle criticità. La quarta commissione consiliare è stata convocata per audire azienda e sindacati.
Andrea Manfrin, capogruppo della Lega, ha sottolineato l’importanza di garantire la tenuta produttiva dell’azienda e i diritti dei lavoratori. Simone Perron ha aggiunto che serve un tavolo aperto per costruire insieme le condizioni di una soluzione che tuteli sia l’azienda sia i lavoratori.
La situazione rimane critica, con circa 1.200 lavoratori che vivono nell’incertezza. La speranza è che il dialogo tra le parti possa portare a una soluzione che eviti ulteriori tensioni e garantisca la continuità produttiva dello stabilimento.



