La Corte d’Assise di Aosta ha depositato le motivazioni della sentenza con cui, l’8 aprile 2026, ha inflitto 25 anni di reclusione a Sohaib Teima, ritenuto colpevole di omicidio premeditato e di occultamento di cadavere della sua ex compagna, Auriane Nathalie Laisne. Il giudizio si concentra sugli eventi avvenuti nella notte tra il 26 e 27 marzo 2026 a La Salle, in Valle d’Aosta, e sulle condotte successive finalizzate a nascondere la scomparsa della vittima.
Ricostruzione temporale e presenza delle persone sul territorio
Secondo la Corte, la costante compresenza tra l’imputato e la persona offesa sul territorio valdostano è «definitivamente accertata» a partire dal 25 marzo 2026quando entrambi erano in Italia dopo spostamenti che avevano toccato Francia e Austria. I giudici hanno ritenuto decisivi gli elementi documentali e i tabulati telefonici, oltre alle testimonianze raccolte in dibattimento, per stabilire che i due fossero ancora insieme nelle ore immediatamente precedenti il decesso di Auriane.
Elementi che hanno sostenuto la ricostruzione
Nei motivi di sentenza viene citata la combinazione di riscontri tecnici e dichiarazioni che, nella valutazione della Corte, formano una «valutazione complessiva e unitaria degli elementi acquisiti». In particolare, si sottolinea come il cellulare della vittima abbia smesso di funzionare nella notte incriminata, fatto poi correlato ad altri comportamenti ricostruiti in aula e all’utilizzo degli account della giovane per dare una rappresentazione errata della sua sopravvivenza.
Premeditazione, condotte successive e dinamica relazionale
I giudici hanno sostenuto che l’evento non sia stato improvviso: la documentazione processuale mette in evidenza ricerche di luoghi isolati da parte dell’imputato nei giorni precedenti e le successive richieste di indicazioni per raggiungere posti appartati. Tali elementi sono stati interpretati come funzionali «alla realizzazione dell’evento delittuoso in condizioni tali da evitare interferenze esterne e da ritardare il rinvenimento del cadavere».
Nel corso del processo sono emerse inoltre «reiterate condotte di controllo, minaccia e violenza» a danno della vittima: la Corte ha inquadrato il fatto in una dinamica relazionale segnata da episodi che compressavano la libertà personale della giovane, motivo che ha contribuito a qualificare il reato come premeditato.
Contestazioni della difesa e valutazioni della Corte
La difesa aveva ipotizzato la presenza di soggetti terzi legati a un presunto giro di droga nei luoghi in cui lavorava la ragazza, sostenendo che Auriane si fosse allontanata con altre persone mentre Teima sarebbe tornato in Francia. Tuttavia, nella motivazione la Corte osserva che «non è emersa alcuna evidenza concreta della presenza stabile di terzi soggetti» in grado



