Il venerdì 9 ottobre l’Università della Valle d’Aosta ha ospitato una conferenza in cui climatologi, economisti e docenti di geografia hanno messo a fuoco le sfide future del turismo di montagna. L’incontro, aperto alla cittadinanza, ha rivelato dati recenti e proposte concrete per un settore che deve presto confrontarsi con la realtà del cambiamento climatico.
Il clima alpino secondo Alessandro Pezzoli: +2°C rispetto all’era preindustriale e scenari per il 2050
Alessandro Pezzoli ricercatore di meteorologia e climatologia al Politecnico di Torino, ha illustrato gli ultimi risultati delle sue indagini. In media, le Alpi hanno registrato un aumento di circa 2 °C rispetto al periodo preindustriale. Il docente ha aggiunto che, entro il 2050, le temperature nelle zone di montagna potrebbero crescere di 1 °C a 4 °C. “Il clima non è un nemico, ma una risorsa” ha sottolineato, invitando a ripensare le attività turistiche in chiave sostenibile. Il dato più preoccupante è che 1 vacanzere su 4 dichiarerebbe di rinunciare a una settimana bianca se l’innevamento fosse incerto.
Neve, giorni sciabili e quota: le soglie critiche per la Valle d’Aosta
Pezzoli ha spiegato il concetto di giorno sciabile inteso come la presenza di almeno 30 cm di neve al suolo. Per garantire la continuità di una stagione sciistica, un comprensorio deve raggiungere almeno 100 giorni sciabili. Il riscaldamento in atto sta riducendo drasticamente questo margine. Nelle zone sotto i 1500 m d’altitudine, la riduzione delle nevicate può arrivare a 21 % rendendo l’innevamento artificiale insufficiente. Al di sopra dei 2700 m, invece, le precipitazioni invernali dovrebbero rimanere quasi stabili. Tra 1500 m e 1800 m, Pezzoli ha suggerito l’adozione di strategie ibride che combinino sci tradizionale, neve tecnica e attività outdoor non dipendenti dalla copertura nevosa.
Strategie integrate: diversificazione, cooperazione e il ruolo della ricerca
Carmine Tripodi professore associato di economia aziendale presso Univda – CT-TEM, ha puntato l’attenzione su due ostacoli culturali: il negazionismo climatico e la mancanza di azioni concrete. Gestire il cambiamento climatico significa aggregare competenze ha affermato, proponendo una visione sistemica in cui le istituzioni, gli operatori turistici e i ricercatori collaborino per creare offerte destagionalizzate. In questo contesto, ogni intervento deve essere considerato parte di un mosaico più ampio dove “nessuna strategia è sufficiente da sola”.
Anna Maria Pioletti referente rettorale per lo sport e professoressa ordinaria di Geografia economico-politica, ha ricordato le osservazioni di Giotto Dainelli nel 1902 sul ritiro dei ghiacciai del Monte Rosa. “Da scienziati il nostro compito è osservare il territorio, comprendere la sua evoluzione e anticipare i cambiamenti futuri”, ha detto, sottolineando l’importanza di una memoria storica per orientare le politiche di sviluppo.
Verso un’offerta turistica tutto l’anno
Alla luce dell’estate 2026, la più calda e siccitosa degli ultimi anni, è emerso un trend: l’afflusso di turisti estivi è cresciuto in modo significativo. Questo segnale suggerisce che il futuro del turismo montano potrebbe spostarsi verso stagioni primaverili, estive e autunnali. La conferenza ha concluso che, per rispondere a questa evoluzione, è necessario puntare su diversificazione dell’offertacooperazione di sistema e azioni a basso investimento che coinvolgano tutti gli attori del territorio.
Le parole di Pezzoli, Tripodi e Pioletti convergono su un messaggio unico: solo attraverso un approccio integrato, basato su dati scientifici, dialogo tra le parti e una visione a lungo termine, il turismo di montagna potrà trasformarsi da vulnerabile a resiliente.



