24 Maggio 2026 ☀ 25°

La traiettoria di Adriano Favre tra Himalaya, Mezzalama e Soccorso alpino

Un ritratto di Adriano Favre: guida, formatore e custode di tradizioni alpine

La traiettoria di Adriano Favre tra Himalaya, Mezzalama e Soccorso alpino

Nato e cresciuto ad Ayas, Adriano Favre ha trasformato in mestiere un richiamo interiore verso le montagne. Da giovanissimo ha scelto la via della guida alpina, diventando aspirante a 19 anni e costruendo una carriera che attraversa spedizioni himalayane, gestione di rifugi e ruoli istituzionali nel Soccorso alpino valdostano. Questa introduzione non vuole essere un catalogo di imprese, ma il crinale che unisce una vita: esplorazione, responsabilità e trasmissione.

Dal richiamo personale alla professione

Per Favre la montagna non è stata semplicemente un luogo di lavoro ma un orizzonte identitario: una scelta che è cresciuta indipendentemente da precedenti familiari. Non avendo ascendenze dirette di guide, ha scelto comunque di seguire quella vocazione e di farne il fulcro delle proprie scelte. Nel corso degli anni la sua figura ha assunto molteplici ruoli: guida, formatore nazionale, e responsabile di strutture alpine come il rifugio Quintino Sella, che la sua famiglia gestisce da quasi quarant’anni. Questa continuità pratica e affettiva traccia una linea coerente tra partenza e ritorno.

Spedizioni e approccio all’Himalaya

La carriera internazionale di Favre comprende passaggi su montagne prestigiose e impegnative: il Manaslu (1996), lo Shisha Pangma in Tibet, il Dhaulagiri (2001), più tentativi su vette come Everest, Annapurna e Cho Oyu. Ha condiviso imprese con alpinisti come Abele Blanc e Marco Camandona e ha partecipato a progetti di salita in velocità collegati a figure come Bruno Brunod. Il suo modo di operare nelle spedizioni si distingue per una sobrietà pratica: meno ricerca della ribalta e più attenzione alla prova personale, al rispetto dei limiti e alla sicurezza, tratti che definiscono la sua etica di montagna.

Un approccio fatto di misura

Favorendo metodi solidi e una preparazione accurata, Favre ha sempre privilegiato la dimensione umana dell’alpinismo: portare clienti e compagni a vedere il mondo montano, organizzare viaggi e trekking, formare nuove leve. Il successo per lui non è solo la cima raggiunta, ma anche il ritorno al campo base e il benessere della squadra. Il rispetto del limite è concepito come una forma di coraggio, non di rinuncia.

Impegno sul territorio: soccorso, formazione e Mezzalama

Uno snodo importante della sua attività è stato il coinvolgimento nel Soccorso alpino valdostano, dove ha ricoperto la direzione per dieci anni: una responsabilità che fotografa la fiducia guadagnata sul campo. Oltre al soccorso, Favre ha guidato la formazione a livello nazionale, trasferendo know-how anche in Perù e Nepal. Parallelamente ha ricostruito l’ossatura tecnica del Trofeo Mezzalama quando la competizione è stata rilanciata negli anni Novanta, contribuendo a restituire alla Valle un elemento forte di identità sportiva e culturale.

Il Mezzalama e la cura della tradizione

Il rilancio del Trofeo è stato un lavoro di regia: non solo norme e mappe, ma un insieme di scelte tecniche e organizzative che hanno riportato la gara al centro dell’attenzione. Il primo evento ripristinato è quello del 1997, frutto di anni di attività con il Consorzio turistico del Monte Rosa. Per Favre il Trofeo è stato anche un laboratorio di responsabilità, dove mettere alla prova competenza, sicurezza e lucidità organizzativa.

La famiglia, la casa e il passaggio di testimone

Nonostante i lunghi periodi in quota e i viaggi, la vita personale di Favre è sempre stata ancorata ad Ayas: una patria che definisce come un elemento imprescindibile della sua identità. Al suo fianco c’è Lara, compagna di vita e collaboratrice nelle attività legate al Mezzalama e alla gestione del rifugio. I figli — Aline, Corinne e Yannick — e i nipoti hanno portato avanti esperienze all’estero ma alla fine hanno contribuito a consolidare l’attività familiare, mantenendo il legame con il territorio e con le pratiche alpine trasmesse.

Continuità e futuro

La consegna di responsabilità è già in atto: la direzione tecnica del Mezzalama passerà alle nuove generazioni rappresentate da nomi come Emrik Favre e François Cazzanelli, con i quali Adriano lavora già da alcune edizioni. Questo passaggio non è vissuto come un abbandono, ma come una naturale prosecuzione di un percorso costruito sul terreno e nelle relazioni. Per Favre la soddisfazione più grande rimane vedere gli altri apprezzare le montagne e proseguire con metodo e rispetto.

Aosta adesso

ACCADUTO OGGI
Curiosità storiche legate al 24 Maggio