La recente pronuncia della Corte Costituzionale ha acceso un dibattito istituzionale su Aosta: viene messa in discussione una norma regionale che ha guidato la nomina del segretario generale del capoluogo, Stefano Franco. In risposta, l’amministrazione comunale sta valutando l’ipotesi di procedere con l’annullamento in autotutela del decreto di nomina, mantenendo però l’operatività degli atti amministrativi.
La vicenda è emersa in consiglio comunale a seguito di due interpellanze presentate dal centrodestra e da Avs, che hanno chiesto chiarimenti sulla portata della sentenza e sulle conseguenze pratiche per la governance cittadina.
Cos’ha deciso la Corte e perché
La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità di una disposizione regionale che prevedeva la possibilità di conferire l’incarico di segretario comunale a un dirigente interno senza l’obbligo di iscrizione all’albo dei segretari e senza il superamento del concorso-corso previsto dalla normativa regionale. Secondo la Consulta, la norma introdotta compromette i principi di imparzialità e di buon andamento dell’azione amministrativa e non poteva essere prevista come regime ordinario, senza limiti espliciti o carattere temporaneo.
Riferimenti giuridici e pronunce precedenti
Il provvedimento della Consulta segue una sentenza di marzo 2026 che aveva già inciso su altri profili della normativa regionale, in particolare in relazione all’articolo 4, comma 3, della legge regionale del 27 maggio 2026. La dichiarazione di illegittimità è nata dall’impugnazione promossa dalla presidente del Consiglio dei ministri: la Corte ha sottolineato che una selezione non può essere ritenuta equiparabile a una procedura concorsuale se non garantisce la natura concorsuale della scelta.
La posizione del Comune e le mosse pratiche
Il sindaco di Aosta, Raffaele Rocco, ha distinto nettamente tra la censura alla scelta legislativa regionale e la professionalità della persona nominata: la nomina di Stefano Franco, ha ricordato Rocco, era stata effettuata in base a una legge regionale allora vigente. Tuttavia, alla luce della sentenza, l’amministrazione ha chiesto un parere legale e sta valutando di procedere con l’annullamento in autotutela del decreto di nomina.
Il sindaco ha spiegato che tale annullamento non comporterebbe automaticamente un vuoto operativo: il segretario rimarrebbe in carica in prorogatio, ricadendo nelle disposizioni regionali non investite dalla pronuncia della Consulta. Parallelamente, il Comune solleciterà la Regione per individuare procedure trasparenti e sostenibili per la copertura della sede.
Garanzie sugli atti e continuità amministrativa
Rocco ha voluto rassicurare che gli atti adottati dall’amministrazione non decadono automaticamente e che l’ente intende tutelare l’interesse pubblico. Il Comune avvierà tutte le verifiche necessarie per conformare i propri provvedimenti alla normativa vigente e per evitare rischi per la gestione della città, chiedendo al contempo alla Regione di intervenire per definire un quadro normativo chiaro.
Reazioni politiche e prospettive
In aula le interpellanze sono state illustrate da Sylvie Spirli per la Lega e da Katya Foletto per Avs: entrambe le esponenti hanno sottolineato la stima per la figura di Franco ma hanno chiesto trasparenza sulle conseguenze della sentenza. Il dibattito ha messo in luce un doppio binario: da un lato la necessità di rispettare i principi costituzionali evidenziati dalla Consulta, dall’altro l’urgenza di garantire continuità amministrativa in un ruolo centrale per la macchina comunale.
La partita adesso si sposterà in parte sui tavoli regionali, chiamati a valutare possibili riforme della normativa che regolava la nomina. Per il Comune di Aosta resta aperta la decisione sull’annullamento formale dell’atto e sulle misure transitorie da adottare per assicurare che la funzione di segretario generale continui a svolgersi senza interruzioni.
In sintesi, la sentenza della Corte Costituzionale ha innescato una riflessione sulla legittimità delle procedure locali e ha imposto un percorso di adeguamento: tra valutazioni legali, passaggi formali e dialogo con la Regione, il caso di Aosta resta al centro di un confronto istituzionale che determinerà le prossime mosse.



