7 Giugno 2026 ☀ 26°

Le donne e il voto: la lezione di Benedetta Tobagi al festival di Aosta

Al Teatro Plus di Aosta Benedetta Tobagi ha proposto una ricostruzione documentata della lotta delle donne per il diritto di voto, tra lettere, vignette e campagne porta a porta.

Le donne e il voto: la lezione di Benedetta Tobagi al festival di Aosta

Al centro della seconda giornata del festival “La grande invasione“, al Teatro Plus di Aosta, si è svolta una lezione di Benedetta Tobagi dedicata al processo che ha portato le donne italiane a entrare nella vita politica con il diritto di voto. Il pubblico, composto in maggioranza da donne, ha seguito con attenzione un racconto costruito su documenti d’epoca, fotografie e testimonianze dirette.

Un avvio con una testimonianza: la lettera di Teresa Mattei

L’intervento è iniziato con la lettura di una lettera di Teresa Mattei datata 25 aprile 1945, scritta pochi minuti dopo la liberazione di Torino e Milano. In quella missiva Mattei non interpreta il 25 aprile come un traguardo definitivo, ma come l’avvio di una nuova fase: trasformare i gruppi di difesa della donna in un’organizzazione strutturata, un'”Unione delle donne”, con l’obiettivo esplicito di prepararsi al voto. Tobagi ha sottolineato come per molte attiviste la liberazione non significasse fine della lotta, ma l’inizio della battaglia per i diritti civili e politici.

Quali erano le richieste delle donne?

Attraverso documenti d’archivio e fotografie, la storica ha ricostruito il programma pratico e politico delle attiviste: parità salariale, scuole adeguate e riscaldate, tutele per la madre lavoratrice, accesso alle assemblee e al lavoro pubblico, e soprattutto il riconoscimento del suffragio universale. Tobagi ha spiegato che queste rivendicazioni miravano a rendere le donne partecipi della democrazia “al fianco degli uomini” e non più relegate a una condizione giuridica di sudditanza.

Il significato di suffragio

Nel corso dell’incontro è stata evidenziata la differenza tra diritto attivo (il diritto di votare) e diritto passivo (il diritto di essere elette), e come la conquista di entrambi fosse considerata essenziale dalle militanti. Tobagi ha definito il suffragio universale come la chiave per trasformare la partecipazione personale in rappresentanza politica collettiva.

Ostacoli, pregiudizi e argomentazioni contrarie

La lezione ha affrontato anche le opposizioni che accompagnarono il percorso al voto. Numerose personalità pubbliche, inclusi intellettuali di sinistra, espressero riserve: il timore che le donne seguissero le direttive religiose, il rischio di esiti conservatori, o argomentazioni che invocavano la tutela della stabilità familiare. A queste obiezioni Tobagi ha contraposto la risposta lapidaria della poetessa Ada Negri, che denunciava l’incoerenza dell’esclusione: se il portinaio poteva votare, perché non una donna colta?

Propaganda e stereotipi

Mostrando vignette satiriche dell’epoca, Tobagi ha messo in luce come la propaganda misogina utilizzasse gli stessi meccanismi ancora riconoscibili oggi: ridicolizzazione, delegittimazione morale e rappresentazioni che trasformavano la presenza politica femminile in una minaccia alla “decenza” pubblica. L’oratrice ha invitato il pubblico a riflettere sulle continuità tra quelle immagini e alcune narrazioni contemporanee.

Dalla mobilitazione alla cabina elettorale: il 2 giugno e oltre

Il percorso pratico verso il voto fu faticoso e spesso manuale: le attiviste andarono casa per casa, nei mercati e nei cortili per spiegare come si votava, provare insieme l’esercizio e convincere donne non abituate a partecipare alle assemblee pubbliche. Tobagi ha ricordato il ruolo delle campagne porta a porta e l’uso di simboli popolari, come la “pupazza” che rappresentava la Repubblica, per avvicinare votanti analfabete o diffidenti.

Il giorno del voto

Per mostrare l’emozione di quel momento, Tobagi ha citato la scrittrice Anna Banti, la quale raccontò il batticuore dentro la cabina elettorale nel dubbio fra i simboli della Monarchia e della Repubblica. Il 2 giugno 1946, con un’affluenza enorme — l’89% degli aventi diritto — le donne non solo votarono ma spesso superarono in numero gli uomini. Quel risultato sancì una trasformazione civile che ancora oggi è ricordata come esempio di mobilitazione collettiva.

La serata si è conclusa con un applauso: le prime attiviste, talvolta chiamate in tono affettuoso e duro “le draghe”, hanno lasciato un’eredità politica e simbolica che Tobagi ha invitato a tenere viva. Il confronto con le fonti storiche e le immagini d’epoca ha offerto al pubblico un quadro chiaro di come si costruisca la cittadinanza femminile, tra sforzo organizzativo, coraggio personale e trasformazione delle convenzioni sociali.

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