Il 2 marzo 2023 Renzo Testolin è stato eletto presidente della Regione Autonoma Valle d’Aosta, ottenendo il maggior numero di preferenze personali nelle elezioni regionali del 2025. La sua ascesa è avvenuta grazie al sostegno dell’Union valdôtaine e di Forza Italia, che hanno formato una maggioranza autonomista. Dopo pochi mesi, però, una questione di ineleggibilità è emersa, minacciando la stabilità dell’esecutivo regionale.
Il dubbio riguardava il rispetto del limite dei mandati previsto dalla legge regionale 21 del 2007, che stabilisce che un soggetto non può ricoprire più di tre incarichi di governo consecutivi. Dopo un mandato da assessore e due da presidente, Testolin avrebbe superato tale soglia, rendendolo in teoria non eleggibile per il suo terzo mandato nella legislatura attuale. L’interrogativo è stato sollevato dai consiglieri dell’opposizione Alleanza Verdi-Sinistra, che hanno presentato ricorso al Tribunale di Aosta.
Il quadro normativo e il limite dei mandati nella legge regionale
La normativa vallestana, approvata nel 2007, prevede esplicitamente che la carica di presidente possa essere esercitata per un massimo di tre mandati consecutivi. L’obiettivo è evitare la concentrazione di potere e garantire un ricambio regolare nelle istituzioni regionali. Il limite dei mandati è stato concepito come un freno all’eternizzazione della leadership politica, ma la sua applicazione pratica è stata finora oggetto di dibattito.
Il Tribunale di Aosta, con sentenza n. 110/2026, ha ritenuto che Renzo Testolin avesse effettivamente completato il terzo mandato nella precedente legislatura, e pertanto è risultato ineleggibile per la carica di presidente. La decisione è stata confermata dalla Corte d’Appello di Torino, che ha depositato la sentenza il 27 ottobre 2026, ribadendo la necessità di rispettare la norma sui tre mandati.
Le conseguenze istituzionali e il calendario per la nuova giunta
Con la conferma della sentenza, Testolin decade immediatamente dalla presidenza. Il Consiglio regionale è stato convocato per il 28 e 29 ottobre 2026, con l’obiettivo di prendere atto della decisione e avviare le procedure previste per la nomina di un nuovo presidente. La legge regionale prevede un termine di sessanta giorni entro il quale il Consiglio deve eleggere una nuova figura esecutiva e costituire la Giunta.
Le forze politiche hanno reagito in maniera contrastante. Il Partito Democratico ha sottolineato che la maggioranza di governo avrebbe dovuto valutare con prudenza il rispetto del limite dei mandati, evitando così il ricorso ai tribunali. L’Union valdôtaine, dal canto suo, ha annunciato l’avvio di consultazioni interne e con le alleanze per individuare rapidamente un successore capace di garantire la continuità amministrativa, citando i successi recenti del governo uscente nella gestione del bilancio e delle concessioni idroelettriche.
Le posizioni dei principali partiti
Il PD ha definito la vicenda “un chiaro esempio di irresponsabilità politica”, richiamando l’attenzione sulla necessità di una programmazione più attenta dei percorsi istituzionali. L’Union valdôtaine, invece, ha espresso gratitudine verso Testolin per i risultati conseguiti e ha promesso di affrontare la transizione con “responsabilità e determinazione”. Altri gruppi, come Alleanza Verdi-Sinistra, hanno ribadito l’importanza di rispettare le regole costituzionali per preservare la credibilità delle istituzioni valdostane.
Nel frattempo, la popolazione valdostana resta in attesa di chiarimenti sul futuro delle politiche regionali, soprattutto per quanto riguarda la gestione delle risorse idriche, il bilancio 2027 e l’organizzazione dei servizi sanitari. Una nuova Giunta dovrà quindi dimostrare di saper coniugare la continuità amministrativa con la necessità di una rinnovata legittimità politica.



