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Falsi carabinieri truffano anziani: fermati a Aosta e Padova

Due truffe con finti Carabinieri finite in arresto: un uomo a Aosta e due giovani a Padova.

Falsi carabinieri truffano anziani: fermati a Aosta e Padova

Negli ultimi mesi, le stesse tecniche di inganno vengono riadoperate contro la popolazione più fragile: gli anziani. I truffatori si spacciano per Carabinieri, sfruttano la loro autorità percepita e cercano di sottrarre denaro o preziosi, facendo leva sulla vulnerabilità degli anziani. Due episodi avvenuti rispettivamente in Valle d'Aosta e in Veneto hanno svelato l’efficacia dei controlli tempestivi delle forze dell’ordine.

Il primo caso ha avuto luogo nel weekend a Gignod, piccolo comune della provincia di Aosta, dove un uomo ha tentato di convincere un pensionato a consegnare contanti e gioielli. Il secondo, più complesso, si è svolto a Padova: un ottantadueenne, avvisato da un comportamento sospetto, si è recato direttamente in caserma, evitando così il furto di sua moglie.

Falso carabiniere tenta truffa a Gignod: arrestato a Aosta

Il sospetto, identificato come un civile fuori servizio, si è presentato al condominio dell’anziano fingendo di essere un falso carabiniere. Con voce autoritaria ha chiesto al pensionato di consegnare contanti e gioielli, promettendo una rapida sistemazione di una presunta infrazione. L’uomo ha mostrato un finto tesserino e ha addirittura chiesto di recarsi in una presunta sede dell’Arma, facendo credere al pensionato di dover collaborare per una causa legale.

Come è stata sventata l’imbroglio

Un militare libero del servizio, residente nello stesso edificio, ha percepito subito l’anomalia. Dopo aver verificato che l’individuo non possedeva alcun distintivo, ha allertato i colleghi. Il team dei Carabinieri si è recato sul posto, individuando il truffatore in via Carrel, nel centro di Aosta. L’uomo è stato posto sotto custodia, trasferito al carcere di Brissogne e si trova in attesa dell’udienza di convalida prevista per il prossimo martedì mattina.

Padova: l’82enne denuncia il raggiro e due giovani vengono fermati

L’altro episodio si è svolto nella città padovana, dove un ottantadueenne ha ricevuto una telefonata da chi si spacciava per Carabiniere. L’interlocutore, mascherato da autorità, ha chiesto all’uomo di recarsi d’urgenza in caserma per disconoscere una targa legata a un presunto delitto. Successivamente ha imposto l’acquisto di una marca da bollo e ha ordinato di non interrompere la chiamata durante il tragitto, alimentando il senso di emergenza.

Intervento tempestivo della caserma di via Rismondo

Arrivato in caserma, l’anziano ha mostrato il cellulare ai militari, i quali hanno riconosciuto immediatamente il tentativo di truffa. Il personale ha chiesto l’indirizzo di casa per verificare lo stato della moglie, rimasta sola. Giunti sul luogo, hanno sorpreso un ventidueenne che tentava di forzare la porta d’ingresso con violenza. Sul marciapiede opposto è stata fermata una diciannovenne, sospetta di ricoprire il ruolo di vedetta. Entrambi i giovani sono stati posti sotto tiro e condotti alla caserma.

Le indagini hanno ricostruito il tentativo di inganno nei confronti della signora: il finto carabiniere le ha chiesto di disporre gli oggetti d’oro su un tavolino per una presunta verifica fotografica. Quando la donna ha richiesto di vedere un tesserino, il giovane non ha collaborato e ha subito cercato di forzare la porta. L’operazione è proseguita con l’arresto dei due sospetti, trattenuti in carcere su ipotesi di tentata truffa in concorso, in attesa dell’udienza di convalida disposta dalla Procura di Padova.

Questi due episodi, pur avvenuti in regioni diverse, evidenziano una tendenza preoccupante: l’utilizzo del vestiario e del linguaggio dei Carabinieri per condurre truffe contro persone che, per età o solitudine, rappresentano bersagli facili. La prontezza degli agenti, sia a Aosta che a Padova, ha evitato che le vittime subissero perdite finanziarie o patrimoniali più ingenti. La vicenda sottolinea l’importanza di segnalare immediatamente comportamenti sospetti e di non accettare richieste di denaro o di documenti da chiunque si presenti come autorità senza aver verificato l’identità.

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