Bernard Clos è nato il 16 novembre 1947 in una famiglia numerosa di Jovençan, nella Valle d’Aosta. La madre gli ha sempre ricordato l’ultimo giorno di pascolo con le mucche, una domenica segnata dal termine del terzo taglio di fieno e dalla consapevolezza che le bovine avrebbero trascorso l’inverno nella stalla, secondo un calendario immutabile.
Essendo il primo di otto figli – sei maschi e due femmine – Bernard ha dovuto presto dare una mano al nonno nei campi. Sui pascoli di Jovençan ha imparato i gesti dell’allevatore, la disciplina delle stagioni e il valore della presenza quotidiana, senza mai dimenticare le radici contadine che avrebbero guidato la sua vita.
Le origini di Bernard Clos nella valle di Jovençan
Durante l’adolescenza, il giovane Bernard si è immerso nella vita rurale della proprietà materna, dove la futura azienda familiare avrebbe preso forma. I ricordi di una casa dove i bambini potevano aprire i cassetti, prendere cibo e ricevere rimproveri quando necessario, testimoniano un ambiente in cui “abbiamo avuto più papà e più mamme” era la norma. Questa atmosfera di condivisione ha consolidato un legame tra le due ramificazioni familiari, un modello organizzativo che Bernard descrive ancora oggi come matriarcale perché, nella sua famiglia, erano le donne a detenere il vero potere decisionale.
Lavoro in banca e vita rurale: una convivenza difficile ma decisa
Dopo gli studi, Bernard ha trovato impiego alla Banca Commerciale. Il suo ruolo di impiegato semplice è stato una scelta consapevole: “Io alla banca non ho fatto carriera proprio perché alle 17 dovevo andare a casa”, racconta, sottolineando la volontà di non sacrificare il tempo necessario per la gestione delle bovini e dei campi. Così, ogni giorno alternava la routine d’ufficio al lavoro in stalla, dimostrando che il doppio ruolo di bancario e allevatore era per lui una questione di identità più che di ambizione professionale.
Il ruolo di Adolfo Clos e la trasmissione della cultura poetica
Il padre, Adolfo Clos, bibliotecario e successivamente direttore della biblioteca, ha inciso nella formazione di Bernard con metodi poco convenzionali. Come punizione per le sue marachette, Adolfo costringeva i figli a memorizzare versi poetici, tra cui il poema di Cerlogne sulla bataille di Vertosan, recitato in venti minuti. Bernard ha conservato questi brani per tutta la vita, dimostrando come la cultura letteraria si sia intrecciata con la pratica contadina, arricchendo la sua visione delle Reines.
Le Batailles de Reines: passione familiare e ruolo associativo
Nel 1982, quando il comité nato nel 1958 si trasformò in Association régionale Amis des Batailles de Reines, Bernard è stato uno dei sette firmatari dell’atto costitutivo. Per dodici anni è stato vicepresidente e, dal 2000 al 2012, presidente dell’associazione. Durante il suo mandato, ha spostato la sede dalle consuete riunioni al bar Moschettaz a una sede istituzionale, una decisione accolta con rammarico ma ritenuta necessaria per dare più autorevolezza alle Batailles. La sua gestione ha rafforzato i legami tra la comunità valdostana e le tradizioni contadine, rendendo le competizioni una vera e propria celebrazione culturale.
Un episodio decisivo a Valgrisenche
Tra i momenti più toccanti, Bernard ricorda una giornata di settembre a Valgrisenche, quando un allevatore è morto improvvisamente durante i quarti di finale. La sua decisione di affidarsi ai parenti più stretti, chiedendo loro di indicargli la via da seguire, ha permesso di concludere la competizione con una cerimonia discreta, dimostrando che le persone sono al centro delle Reines più quanto gli animali.
Lo scenario attuale dell’azienda di famiglia
Oggi l’azienda agricola di Bernard chiude il ciclo con una presenza di circa cinquanta bovine, che in estate, con i capi in alpeggio, salgono a circa cento. Nonostante l’età avanzata lo impedisca di frequentare la stalla quotidianamente, Bernard interviene ancora volontariamente nelle attività di campagna e di alpeggio, confermando il suo ruolo di guardiano delle tradizioni. La sua vita rimane un filo che collega il passato rurale di Jovençan con la modernità di Aosta, dove alla fine del XIX secolo la città contava settemila abitanti e settemila bovine da latte, testimonianze di un tempo in cui le praterie di corso Ivrea e della Plaine erano ancora verdi.



