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Tre valdostani denunciati per uccisione illegale di uno stambecco

Scattate le telecamere della Forestale: un gruppo di tre valdostani catturato mentre puliva lo stambecco ucciso, con fucili e trofei nascosti

Tre valdostani denunciati per uccisione illegale di uno stambecco

Un episodio di bracconaggio si è consumato nella zona alpina del colle del Gran San Bernardo, suscitando grande clamore nella piccola comunità valdostana. La vittima è stato un maestoso stambecco animale protetto da leggi severe sia a livello nazionale che regionale. La mattinata di domenica è passata senza incidenti, ma nel pomeriggio la Forestale ha avviato un’indagine che ha portato alla luce un caso di caccia clandestina, accompagnato da un traffico di armi e oggetti da collezione.

Il caso coinvolge tre residenti della Valle d’Aosta, i quali sono stati identificati grazie alle riprese effettuate dagli operatori della Forestale. Il video mostra i tre uomini avvicinarsi al luogo dove giaceva l’animale, sparare un colpo preciso, e proseguire con la pulizia della carcassa prima di trasportarla. Le immagini hanno fornito le prove necessarie per avviare una denuncia penale per bracconaggio confermando la violazione di norme ambientali e penali.

Operazione della Forestale sul colle del Gran San Bernardo

Gli agenti, dopo aver localizzato il punto esatto dell’attacco, hanno seguito i sospetti fino al loro rifugio temporaneo: un fienile isolato dove i resti dell’animale erano stati appesi a una trave per facilitare la macellazione. All’interno, gli ispettori hanno scoperto anche una marmotta conservata in un congelatore, segno di ulteriori attività di caccia irregolare. Le prove fisiche sono state accuratamente documentate, con fotografie e campioni prelevati per le analisi forensi.

Raccolta delle prove

Il freezer contenente la marmotta è stato ispezionato e il piccolo mammifero è stato sequestrato, dimostrando un possibile schema di cattura di più specie protette. Inoltre, sono stati ritrovati resti di pellicce e corna, tipici dei trofei che i cacciatori clandestini spesso conservano per rivendere o esibire. Le evidenze raccolte hanno permesso alla Forestale di richiedere il sequestro immediato di tutti gli oggetti legati all’attività illecita.

Sequestro di armi, munizioni e trofei

Durante la perquisizione nelle abitazioni dei tre imputati, le forze dell’ordine hanno confiscato due fucili da caccia, una scorta consistente di munizioni e una serie di trofei ricavati da animali selvatici. Gli oggetti, valutati dal punto di vista legale, costituiscono prova materiale di un’attività sistematica di caccia non autorizzata. Il sequestro è stato formalizzato in un verbale che accompagnerà la denominazione penale per bracconaggio e possesso illegale di armi.

Procedimento giudiziario

I tre valdostani sono ora stati denunciati e dovranno comparire davanti al tribunale per rispondere delle accuse di caccia abusiva possesso di armi senza licenza e violazione delle norme di tutela della fauna selvatica. Se condannati, la pena prevista prevede sia la reclusione sia il pagamento di una multa salata, oltre all’interdizione dal possedere armi da fuoco per un periodo determinato. L’intervento della Forestale ha sottolineato l’impegno delle autorità nel contrastare il bracconaggio, proteggendo gli habitat alpini e le specie in pericolo.

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