Il 29 settembre 2026 l’ospedale di Ivrea è stato teatro di una grave escalation di violenza: in un arco di ventiquattro ore ben sette operatori sanitari sono stati colpiti da aggressioni fisiche e minacce verbali. Le vittime comprendono infermieri, un medico e diversi operatori sociosanitari, tutti appartenenti al Servizio psichiatrico di diagnosi e cura e al Pronto Soccorso. L’episodio ha suscitato una forte reazione da parte di Nursing Up Piemonte e Valle d’Aosta, che ha definito la situazione inaccettabile e ha chiesto misure immediate per tutelare chi lavora in ambito sanitario.
Sette operatori colpiti in un solo giorno all’ospedale di Ivrea
Gli aggressioni si sono verificate in due momenti distinti, ma entrambi all’interno dello stesso periodo di ventiquattro ore, coinvolgendo un totale di sette persone. Il personale del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura e del Pronto Soccorso è stato oggetto di atti aggressivi che hanno trasformato il turno di lavoro in una vera e propria zona di pericolo. Il segretario regionale di Nursing Up, Claudio Delli Carri ha sottolineato: “Non possiamo continuare a trattare ogni aggressione come un caso isolato. Alcuni ospedali e alcuni servizi sono più esposti, ma il rischio riguarda chiunque lavori nella sanità.”
Le richieste del sindacato Nursing Up e il seguito del convegno di Asti
Il sindacato ha formulato una serie di richieste concrete alla Regione Piemonte. Tra le più urgenti figura la presenza permanente delle forze dell’ordine nei reparti con Pronto Soccorso, la definizione di responsabilità chiare e la costituzione di un Osservatorio sulle violenze ai danni del personale sanitario e sociosanitario. Tale osservatorio era stato proposto durante il convegno tenutosi il 17 dicembre 2025 ad Asti, dove erano presenti rappresentanti di aziende sanitarie, Ordini professionali e autorità competenti. All’epoca, l’assessore alla Sanità Federico Riboldi aveva manifestato disponibilità a valutare l’idea, ma a oltre nove mesi di distanza non è stato ancora fornito alcun riscontro concreto.
Misure proposte: presidi delle forze dell’ordine e sistema di valutazione del rischio
Nursing Up sostiene che la sola vigilanza attualmente attiva in alcuni presidi sia solo un punto di partenza. È necessario inserirla in un sistema integrato che comprenda procedure operative di intervento, organico adeguato, corsi di formazione specifici e un servizio di supporto psicologico per le vittime. Inoltre, la valutazione del rischio deve estendersi non solo ai reparti ospedalieri, ma anche ai servizi territoriali più esposti, come le unità di pronto soccorso e i centri di diagnosi psychiatrica.
Il quadro più ampio della violenza contro il personale sanitario in Piemonte
Le aggressioni di Ivrea non sono un caso isolato. In Piemonte, i dati dell’Osservatorio sulle violenze indicano un aumento costante degli episodi di intimidazione e atti di violenza verso infermieri, medici e OSS. Delli Carri ha ribadito: “Infermieri, medici e altri professionisti sanitari devono poter svolgere il proprio lavoro senza considerare minacce e violenze una condizione normale del turno.” La sicurezza di chi cura è, secondo il sindacato, una condizione necessaria per garantire un’assistenza adeguata ai cittadini. La mancanza di un intervento coordinato mette a rischio non solo la salute dei lavoratori, ma anche la qualità delle cure offerte alla popolazione.
Il prossimo passo, secondo il sindacato, è una convocazione urgente di aziende sanitarie, Ordini professionali, associazioni di categoria e autorità competenti per definire tempi, responsabilità e misure verificabili. Solo così sarà possibile trasformare le minacce in una risposta strutturata e capace di tutelare il personale sanitario in modo duraturo.



