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Giorgio Munari assolto: chiuso il caso Rabaglio a Gressoney

Il giudice di Aosta ha assolto l’amministratore delegato di Monterosa Ski, sostenendo che non sussiste alcun reato nella tragedia di Gressoney del 2024.

Giorgio Munari assolto: chiuso il caso Rabaglio a Gressoney

Il 16 settembre 2026 il tribunale di Aosta ha pronunciato una sentenza che chiude definitivamente una vicenda giudiziaria avviata due anni prima, quando un operaio di 51 anni perse la vita durante lavori di manutenzione su una funivia alpina. Il giudice, con formula “il fatto non sussiste”, ha assolto Giorgio Munari amministratore delegato di Monterosa Ski dall’accusa di omicidio colposo connessa all’incidente avvenuto a Gressoney-La-Trinité.

Il contesto dell’incidente e la procedura giudiziaria

Il 16 settembre 2024, all’altezza della funivia Stafal-Sant’Anna l’operaio Stefano Rabaglio dipendente della stessa società e assessore comunale a Issime, era impegnato nella manutenzione dei cavi. Durante le operazioni, il carrello di lavoro si è schiacciato contro il distanziatore della funivia, provocando lesioni letali. L’accaduto ha dato luogo a un’indagine penale avviata dalla Procura di Aosta, che ha ipotizzato il reato di omicidio colposo aggravato per violazione delle norme di sicurezza sul lavoro.

Le parti in causa e la difesa

Al processo sono stati chiamati due soggetti: l’amministratore delegato Giorgio Munari imputato per presunta omissione nella valutazione dei rischi, e il tecnico macchinista Aurelio Consol responsabile dell’avvio dell’impianto al momento del sinistro. Munari è stato difeso dagli avvocati Michele Peracino e Renzo Cochi mentre Consol ha beneficiato della difesa di Renzo Cocchi. La famiglia di Rabaglio, rappresentata dall’avvocato Jacques Fosson ha seguito attentamente le evoluzioni processuali.

Sentenza per Munari: assoluzione per “fatto non sussistente”

Durante l’udienza preliminare, tenutasi con rito abbreviato, il giudice ha ritenuto che non vi fossero elementi probatori capaci a dimostrare una responsabilità penale di Munari. La motivazione principale è stata l’assenza di prove concrete che l’amministratore avesse deliberatamente omesso di adottare misure di sicurezza adeguate o che abbia influito direttamente sulla dinamica dell’incidente. Per questo motivo, il giudice ha emesso una sentenza di assoluzione incondizionata, chiudendo per Munari il capitolo giudiziale.

Patteggiamento di Aurelio Consol

Nel frattempo, Aurelio Consol ha scelto la via del patteggiamento, accettando una condanna di 10 mesi di reclusione. Il patteggiamento è stato accettato dal giudice come misura proporzionata alla sua responsabilità operativa, nello specifico al ruolo di tecnico macchinista che ha avviato la funivia in quel periodo. La riduzione della pena è stata motivata dalla collaborazione dell’imputato durante le indagini e dalla capacità di non ripetere gli errori in futuro.

Ricostruzione tecnica dell’incidente

Le indagini preliminari hanno ricostruito che Rabaglio si trovasse su una pedana di lavoro posta sul tetto dell’impianto, intento a verificare la tensione dei cavi. Il carrello di manutenzione, in movimento per “regolare” il distanziatore, si è impigliato, esercitando una pressione sufficiente a schiacciare il corpo dell’operaio contro il distanziatore stesso. Nonostante l’intervento tempestivo dei soccorsi, le lesioni subite sono risultate fatali sul posto. La dinamica osservata non ha permesso di attribuire una fattibilità di intervento preventivo da parte della direzione aziendale, supportando così la decisione di assoluzione per Munari.

Con la chiusura del processo, la vicenda si colloca tra i casi più discussi di infortuni sul lavoro nelle località alpine italiane, sollevando interrogativi sulla gestione della sicurezza in impianti di risalita e sull’efficacia delle normative vigenti. Tuttavia, la decisione giudiziaria attuale stabilisce un precedente importante per la distinzione tra responsabilità amministrativa e responsabilità penale in ambito operativo.

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