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Corte dei conti chiede risarcimento a due lavoratori Aps per presunto assenteismo

La procura contabile ha avanzato una richiesta di risarcimento a due operatori Aps per presunto assenteismo: cifre, indagini e le eccezioni della difesa al centro dell'udienza

HERO · Aosta

La vicenda riguarda una richiesta di risarcimento avanzata dalla Corte dei conti della Valle d'Aosta nei confronti di due persone legate alla società Aps. In sede contabile è stato chiesto un risarcimento per danno d’immagine pari a 5 mila euro complessivi. Parallelamente, sono contestati anche importi a titolo di danno patrimoniale: mille euro per l’ex dipendente e poco meno di 500 euro per l’altro lavoratore. Questa sintesi introduce il quadro economico e giuridico che sarà valutato dai giudici.

Questa mattina si è svolta l’udienza davanti ai giudici contabili e nelle prossime settimane è attesa la sentenza che deciderà sull’eventuale responsabilità e sulle somme da liquidare. I fatti contestati risalgono a gennaio 2026, quando la procura di Aosta aveva denunciato i due per assenteismo. Le informazioni raccolte dall’inchiesta, avviata dopo una segnalazione interna di Aps, sono state raccolte con il supporto della Guardia di finanza e costituiscono il nucleo probatorio sul quale si fonda la richiesta contabile.

Le somme richieste e le accuse formali

Nel dettaglio, la procura della Corte dei conti ha quantificato in 5.000 euro il danno d’immagine complessivo da attribuire ai due soggetti. A questi importi si sommano le pretese per il danno patrimoniale: circa 1.000 euro per l’ex lavoratore e poco meno di 500 euro per il dipendente ancora in servizio. L’azione contabile mira a ricondurre tali voci a comportamenti che, se ritenuti colpevoli, avrebbero arrecato un pregiudizio economico e d’immagine all’ente che affida il servizio di controllo dei parcheggi a Aps.

Dettagli sugli importi contestati

Le cifre sono il risultato di una quantificazione operata dagli organi inquirenti: il risarcimento per danno d’immagine è una voce distinta rispetto al danno patrimoniale, che invece corrisponde alla perdita economica valutata in relazione alle ore non lavorate. È su queste basi che i magistrati contabili hanno formulato la richiesta, tenendo conto anche di rimborsi già effettuati dai diretti interessati e delle risultanze istruttorie portate in udienza.

Le indagini: appostamenti e rilevazioni

Le indagini sono partite da una segnalazione interna ad Aps e sono state svolte dalla Guardia di finanza con appostamenti effettuati nell’autunno 2026. In quella fase sono state documentate uscite dal luogo di lavoro in una decina di episodi: per uno dei due è stata registrata una quarantina-cinquanta ore di assenze che sono state quantificate in 770 euro, somma che risulta poi integralmente rimborsata; per l’altro dipendente l’accertamento ha indicato circa 15 ore, valutate in 156 euro. Questi dati rappresentano gli elementi materiali su cui si è basata la contestazione penale e, successivamente, la richiesta contabile.

Metodo di raccolta delle prove

Gli appostamenti e le osservazioni sono metodologie investigative abituali quando si sospetta assenteismo sistematico: la Guardia di finanza ha effettuato verifiche sul campo per documentare le assenze effettive dal posto di lavoro. Tali attività hanno prodotto una serie di riscontri cronologici e numerici che sono stati valutati sia dalla procura penale di Aosta sia dalla Corte dei conti ai fini della quantificazione dei danni lamentati.

Le difese e le criticità giuridiche

I legali dei due interessati respingono le accuse nel merito e, soprattutto, sollevano una questione di principio: secondo la difesa non sarebbe possibile applicare la voce di danno d’immagine ai dipendenti di una società in house come Aps. L’eccezione solleva profili di diritto amministrativo e contabile, perché mette in discussione la natura della responsabilità e la possibilità stessa di addebitare a singoli lavoratori un pregiudizio reputazionale riferito all’ente committente.

La decisione dei giudici contabili nelle prossime settimane chiarirà se le quantificazioni prospettate dalla Procura saranno confermate o ridimensionate. In ogni caso, il procedimento mette in luce la tensione tra il controllo della spesa pubblica, la tutela dell’immagine degli enti e i diritti di chi lavora in strutture partecipate come le società in house. L’esito avrà riflessi non solo sui due lavoratori coinvolti ma anche sulle prassi di gestione e controllo del personale nei servizi affidati a Aps.

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