13 Giugno 2026 ☀ 28°

Chiusura delle gallerie Sorreley e Signayes: impatto su traffico e rapporti con la Svizzera

Un nodo logistico e diplomatico si allarga: chiusure per lavori, contenziosi sul Traforo del Gran San Bernardo e una richiesta di confronto urgente in Consiglio Valle

Chiusura delle gallerie Sorreley e Signayes: impatto su traffico e rapporti con la Svizzera

La Val d’Aosta si prepara a settimane di tensione locale e di confronto istituzionale dopo l’annuncio della chiusura totale delle gallerie Côte de Sorreley e Signayes. Quindici consiglieri di opposizione hanno depositato una richiesta congiunta per convocare un Consiglio Valle straordinario nella settimana precedente l’11 giugno 2026, data prevista per l’avvio dei cantieri. L’obiettivo politico è valutare misure di mitigazione, verificare le comunicazioni ai territori interessati e anticipare l’impatto sul traffico che collega l’Italia alla Svizzera attraverso il collegamento del Gran San Bernardo.

Lo scenario non riguarda soltanto la viabilità locale: sullo sfondo restano aperte questioni internazionali legate al Tunnel del Gran San Bernardo, alla suddivisione dei costi di manutenzione straordinaria e al futuro della concessione. Negoziazioni, protocolli firmati e voci su importi non concordati hanno già alimentato attriti tra la società italiana SITRASB e la controparte svizzera TGSB, mentre la decisione sulle prospettive a lungo termine per la galleria rimane un punto critico per la programmazione degli interventi.

Perché la chiusura è stata giudicata necessaria

Una perizia indipendente incaricata dalla Regione ha escluso soluzioni che mantengano la circolazione nel tratto di raccordo tra la A5 e la ss27 durante i lavori: tentativi come il senso unico alternato o transiti parziali sono stati considerati tali da generare livelli di rischio inaccettabili per utenti e maestranze. Il segmento è rientrato nella rete TERN nel 2019 e dunque è soggetto al decreto legislativo 264/2006 sulle gallerie stradali, standard che hanno condizionato il progetto esecutivo. Il cantiere è stato pianificato come consecutivo e continuativo per circa 370 giorni, con avvio l’11 giugno 2026 e conclusione stimata a metà giugno 2027, per rispettare le scadenze di rendicontazione dei fondi Pnrr.

Misure previste e criticità per il traffico

La decisione operativa comporterà la deviazione del traffico sulla statale 26 verso Aosta, con il rischio di congestioni nei nodi urbani e ripercussioni sul turismo e sulla logistica. L’ente locale Unité des Communes valdôtaines Grand-Combin ha espresso forte amarezza per la comunicazione tardiva, segnalando che il dinamico riallocamento dei flussi potrebbe spingere operatori e trasportatori a rivedere rotte e investimenti. Tra le contromisure allo studio ci sono piani di segnalazione, orari scaglionati per i mezzi pesanti e percorsi alternativi, ma i sindaci temono che parte del traffico non tornerà automaticamente una volta conclusi i lavori. Le stime citate prevedono una possibile perdita tra il 5% e il 10% delle entrate legate al traffico del traforo.

La disputa italo-svizzera sul traforo

Il Tunnel del Gran San Bernardo, attivo dal 1964, è gestito attraverso un complesso intreccio societario: la svizzera TGSB e l’italiana SITRASB figurano tra gli azionisti, mentre la SISEX è l’operatore che cura l’esercizio e la manutenzione. Nel 2026 è stato sottoscritto un protocollo che ha sbloccato l’avvio dei lavori, e secondo il presidente di SITRASB, Stefano Distilli, i 26 milioni di contributo italiano sono stati ricavati da riserve societarie. Restano, tuttavia, elementi controversi: TGSB segnala differenze su interessi e somme anticipate per l’accelerazione dei cantieri, quantificate in circa 1,2 milioni di franchi più 111.000 franchi di interessi, per i quali non è stato trovato ancora un accordo definitivo.

Le posizioni e il clima tra le parti

Da parte svizzera la tensione è palpabile: il presidente di TGSB, Olivier Français, ha definito la situazione molto critica e ha chiesto l’intervento degli organi federali, contestando la validità di alcune proposte transattive. In Italia, invece, la leadership di SITRASB difende la scelta di aver utilizzato riserve per non ricorrere a finanziamenti esterni. Sul tavolo rimane anche il tema del rinnovo della concessione, che scade nel 2034 e che il Canton Vallese vorrebbe estendere fino al 2070; la controparte italiana segnala che servirebbe l’intervento della Commissione europea per alcune determinazioni procedurali, con dossier che al momento risultano fermi in ambito romano.

Reazioni politiche e prossimi passi

La richiesta di convocare un Consiglio Valle straordinario mette in risalto la volontà delle forze di opposizione di ottenere spiegazioni tempestive prima dell’apertura del cantiere. Alla riunione regionale del 19 maggio 2026 a Palazzo regionale erano presenti rappresentanti istituzionali, i sindaci interessati, la concessionaria SAV e il soggetto terzo incaricato della verifica, la Protos Check Srl, che ha illustrato i criteri tecnici alla base della decisione. Nei prossimi giorni sono attesi approfondimenti tecnici e politici: a livello internazionale sono previste ulteriori interlocuzioni tra ministeri e dipartimenti competenti, mentre sul piano locale si discuteranno le misure di protezione civile, la gestione del traffico e i sostegni per aziende e operatori turistici più esposti.

La vicenda mette in luce come una scelta ingegneristica e di sicurezza si trasformi rapidamente in una sfida amministrativa e diplomatica: per trovare soluzioni efficaci serviranno chiarezza sui conti, coordinamento tra enti e una comunicazione puntuale verso i cittadini, così da ridurre al minimo i danni economici e sociali durante i circa dodici mesi di lavori.

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