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Scuola di Venezia, la classe mista fa scappare le famiglie

La decisione di mescolare terza e quarta nella scuola Duca d’Aosta ha spinto molte famiglie a trasferire i figli, mentre altre realtà propongono classi miste per favorire l’apprendimento dell’italiano.

Scuola di Venezia, la classe mista fa scappare le famiglie

Nel cuore di Venezia, la scuola primaria “Duca d’Aosta” è stata al centro di un acceso dibattito dopo la decisione di istituire una pluriclasse per le classi terza e quarta. L’evento ha provocato un effetto domino: numerose famiglie hanno scelto di ritirare i propri figli dall’istituto, temendo che il nuovo assetto non garantisse un percorso educativo adeguato. La scelta, descritta da molti genitori come un risco educativo è stata percepita come prematura, soprattutto perché l’organizzazione interna sembrava ancora in fase di sperimentazione.

La pluriclasse alla Duca d’Aosta: cause e reazioni dei genitori

Già da giugno, le voci di una possibile unione delle classi erano circolate per vie informali, ma la dirigente scolastica Isabella Polidoro ha negato di aver ricevuto conferme ufficiali. Quando la decisione è stata formalizzata, molte famiglie hanno scoperto che le lezioni sarebbero state gestite con una lavagna divisa in due con contenuti distinti per terza e quarta su un unico banco. Questo arrangiamento, definito da alcuni genitori come confuso e poco funzionale ha alimentato la sfiducia verso l’Amministrazione scolastica.

L’informazione incompleta e le difficoltà organizzative

Giorgia Pusiol, portavoce di un gruppo di genitori, ha spiegato che la mancanza di comunicazione chiara ha costretto molte famiglie a decidere rapidamente di cambiare scuola. La situazione è stata peggiorata dall’assenza di un docente di riferimento, costretta dall’assenza per malattia, e dalla successiva burocrazia dell’interpello che non è riuscita a garantire un sostituto adeguato. La preside ha sottolineato che, sebbene la pluriclasse potesse rappresentare un opportunità di confronto intergenerazionale il tempo di risposta delle autorità non ha consentito di dare fiducia al progetto.

Proposta di Rita Pieri per classi miste linguistiche a Prato

Parallelamente al caso veneziano, nella città toscana di Prato la dirigente scolastica Rita Pieri ha avanzato una proposta diversa: la creazione di classi miste basate sull’età solo per l’insegnamento dell’italiano a studenti stranieri. L’obiettivo è quello di garantire che tutti gli alunni raggiungano una sufficiente padronanza della lingua prima di entrare in una classe tradizionale. Questa misura si ispira a un’esperienza del 2010, quando Prato ottenne una deroga alla circolare Gelmini, fissando un tetto del 30% di alunni stranieri per classe, soluzione che secondo Pieri oggi non è più sufficiente.

Esperienze pregresse e prospettive future

Pieri ha evidenziato che la lingua è la chiave di qualsiasi apprendimento scolastico senza una buona base linguistica, gli alunni rischiano di rimanere inattivi in aula. Le classi miste, perciò, dovrebbero restare operative finché gli studenti non dimostrino una competenza adeguata, evitando così la segregazione e favorendo l’integrazione. Il progetto è stato proposto al governo nazionale come caso pilota, con l’intento di estendere il modello ad altre realtà con alta presenza di alunni non madrelingua.

Entrambi i casi mostrano i limiti di decisioni scolastiche prese senza un adeguato coinvolgimento della comunità educativa. Mentre a Venezia la pluriclasse ha generato un esodo di famiglie preoccupate, a Prato la proposta di classi miste mira a prevenire situazioni simili fornendo una risposta strutturata al problema linguistico. La sfida comune resta garantire che ogni alunno trovi le condizioni per imparare in modo completo facendo dell’inclusione più di una semplice apertura delle porte, ma un vero percorso formativo.

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