Un rapido viaggio su Google Maps, inserendo le coordinate 39.4407°N, 44.2340°E, porta davanti a una delle strutture più curiose dell’Anatolia orientale. L’area, poco distante dal Monte Ararat, si presenta come un lungo tronco roccioso che, osservato dall’alto, ricorda lo scafo di una nave immensa. Questa formazione di Durupınar è diventata negli ultimi giorni il fulcro di migliaia di video sui social, alimentando una delle più longeve cacce all’Arca di Noè.
Origini della formazione e prime ipotesi sull’Arca
Il nome Durupınar nasce nel 1959, quando il capitano turco İlhan Durupınar individuò la sagoma osservando fotografie aeree della zona. Il collegamento biblico si basa sul passo della Genesi che descrive l’Arca fermata sui monti dell’Ararat. Nel 1996, Lorence G. Collins e David F. Fasold pubblicarono uno studio che definì la struttura come una sinclinale a doppia immersione ossia un normale fenomeno geologico, non la carcassa di una nave. Analisi successive hanno associato la morfologia a frane e al fenomeno locale chiamato Telçeker earthflow rafforzando l’interpretazione naturalistica.
Il nuovo progetto del 2026: scavi, robot e finanziamenti
Nel giugno 2026 le autorità turche hanno autorizzato un nuovo ciclo di indagini, guidato dal prof. Cenker Atila della Sivas Cumhuriyet University in collaborazione con Noah’s Ark Scans. Il team ha utilizzato il radar a penetrazione del suolo (GPR) rilevando forme lineari, angoli retti e possibili cavità a diverse profondità. Per finanziare la fase di perforazione è stata lanciata una campagna di raccolta fondi da 600.000 dollari, destinata a coprire personale, attrezzature e lavori prima dell’arrivo dell’inverno.
Le tecnologie impiegate: radar, perforazioni e robot
Le operazioni di trivellazione sono iniziate nel settembre 2026; i primi 4-5 metri hanno incontrato uno strato particolarmente duro, danneggiando il trapano a percussione. Dopo le riparazioni, gli scavi sono proseguiti e il piccolo robot sotterraneo, soprannominato Gopher è stato inserito in uno dei fori. Nel suo secondo impiego, Gopher ha raggiunto circa 12 metri di profondità, fornendo in tempo reale immagini del sottosuolo e confermando la presenza di zone di sedimento molto sciolto. Campioni di terra, alcuni con più alto contenuto organico rispetto alle zone circostanti, sono stati etichettati e spediti a laboratori di Ankara per analisi chimiche e datanti.
Intrusione nella sede del progetto: furto di dati
Il 27 settembre 2026 è stato denunciato un furto nell’appartamento di Andrew Jones, fondatore di Noah’s Ark Scans. Secondo la dichiarazione della responsabile marketing Lauren Witzke, ladri hanno sottratto laptop, computer e schede di memoria contenenti i dati delle indagini su Durupınar, lasciando intatti altri oggetti. Non è stato identificato alcun sospetto e le telecamere di sicurezza risultano offline al momento dell’effrazione. Jones è rimasto illeso, e il team afferma di aver già effettuato backup dei dati, perciò la ricerca non subisce perdite irreparabili. L’incidente, tuttavia, ha aggiunto un ulteriore strato di tensione a una campagna già molto seguita dai media e dai social.
Il progetto prevede anche un’offerta turistica: visite guidate alla formazione di Durupınar con prezzi che variano da 1 100 dollari per tre giorni a 3 600 dollari per un tour di 12 giorni, oltre a un itinerario di cinque giorni sul Monte Sinai al costo di 3 400 dollari. Queste iniziative dimostrano come il mito dell’Arca continui a generare interesse sia scientifico che commerciale, anche se le evidenze finora non hanno confermato la presenza di una struttura navale antica.



