La discussione sul limite dei mandati nella Regione Valle d’Aosta è tornata al centro del dibattito politico dopo la diffusione di una nota interna del Consiglio Valle redatta nel novembre 2026. Quel documento, insieme al successivo incarico affidato al professor Nicola Lupo per un parere pro veritate, è stato richiamato più volte in aula e ha prodotto divisioni nette tra i gruppi consiliari, ricorsi giudiziari e inviti a chiarire le responsabilità politiche.
Il confronto in Consiglio ha visto protagonisti nomi noti come Renzo Testolin, Luigi Bertschy e il capogruppo Uv Aurelio Marguerettaz, che ha rivendicato il percorso seguito dall’allora Ufficio di Presidenza. Sullo sfondo restano i ricorsi presentati da Alleanza Verdi e Sinistra e la decisione del Tribunale di Aosta, con l’appello pendente alla Corte d’Appello di Torino.
Le tappe procedurali e i pareri raccolti
La vicenda si sviluppa tra ottobre e novembre 2026, con le richieste delle consigliere Chiara Minelli ed Erika Guichardaz di ottenere un chiarimento sulla norma del 2007 che pone limiti ai mandati. Gli uffici del Consiglio, più volte, indicarono all’Ufficio di Presidenza la necessità di un parere esterno; tuttavia, in diverse riunioni, l’organo decise di non procedere immediatamente, ritenendo le ipotesi ancora non concrete. Solo in una fase successiva, quando la situazione si è concretizzata, è stato affidato il parere «pro veritate» al professor Nicola Lupo, il quale si è espresso favorevolmente sull’eleggibilità di Testolin alla Giunta.
Il ruolo della nota interna e le critiche
La nota delle dirigenti, risalente a novembre 2026, è stata oggetto di contestazione: per i detrattori non sarebbe stata considerata adeguatamente e, secondo alcuni, sarebbe stata persino «occultata». Per contro, dal punto di vista della Presidenza del Consiglio e di esponenti come Stefano Aggravi, quella comunicazione non era un parere definitivo ma una prima lettura della normativa, propedeutica a un intervento esterno. In aula è emersa la critica secondo cui si sarebbe potuto anticipare una soluzione politica, ad esempio con un disegno di legge di interpretazione autentica o con una modifica normativa chiara.
Le spinte politiche e le richieste di chiarimento
Il clima politico è teso: gruppi come Alleanza Verdi e Sinistra hanno chiesto le dimissioni dell’interessato e criticato l’assenza di trasparenza, mentre la Lega e altri colleghi hanno sostenuto la chiarezza della legge e la correttezza delle procedure adottate dall’ultimo Ufficio di Presidenza. Il capogruppo Uv Aurelio Marguerettaz ha sottolineato che, sebbene esistessero posizioni diverse, quando il caso si è concretizzato è stato chiesto un parere supplementare. Allo stesso tempo, è stata ricordata l’incidenza delle posizioni dei rappresentanti della Lega all’interno dell’organo decisionale.
Implicazioni giudiziarie e amministrative
Sul fronte giudiziario, la decisione del Tribunale di Aosta e l’appello alla Corte d’Appello di Torino mantengono aperti profili importanti: i ricorsi contestano l’eleggibilità alla carica e pongono interrogativi sull’applicabilità di alcune norme statali rispetto alla specialità regionale. Stefano Aggravi ha avanzato dubbi sulla cornice giuridica utilizzata dai giudici locali, sottolineando come la forma di governo parlamentare della Valle d’Aosta renda la qualificazione della materia particolarmente delicata.
Possibili soluzioni e scenari futuri
Più uscite politiche sono state indicate come percorribili: dalla promozione in aula di un disegno di legge di interpretazione autentica alla riscrittura completa del comma incriminato sulla falsariga di modelli adottati in altri territori, come la legge provinciale 14 del 2017 della Provincia di Bolzano, che offre specificazioni temporali chiare. I gruppi contrari alla dilazione chiedono maggiore responsabilità: secondo loro, si poteva intervenire prima per evitare incertezze e spese procedurali.
La vicenda mantiene un impatto pratico e politico: oltre alle questioni legali, pesa la percezione pubblica e i costi sostenuti dalle parti, con richieste di chiarimento che continueranno a essere al centro del dibattito in Consiglio Valle fino alla definizione giurisdizionale del caso.



