Negli ultimi mesi la magistratura e le forze dell’ordine hanno neutralizzato situazioni critiche legate a detenzione illegale di armi e traffico di stupefacenti in tre zone distinte del Paese. Dal piccolo borgo marchigiano di Porto San Giorgio al traffico internazionale di ordigni al Monte Bianco, fino all’operazione che ha smantellato un clan di Manduria, la vicenda evidenzia la complessità delle minacce che la sicurezza interna deve fronteggiare.
Il 55enne ubriaco di Porto San Giorgio: armi, munizioni e ricovero al pronto soccorso
Una notte autunnale nella periferia di Fermo, la centrale operativa della questura ha ricevuto una chiamata d’emergenza dal servizio 118: un uomo, privo di sensi, era stato rinvenuto accanto al proprio veicolo. Gli agenti della squadra volante, accorso sul posto, hanno scoperto nella vettura alcune cartucce per fucile da caccia. Il soggetto, identificato come un 55enne residente a Porto San Giorgio, è stato prontamente trasportato al pronto soccorso per intossicazione alcolica.
Dopo le cure, le autorità hanno condotto il veicolo e gli effetti personali alla questura per la custodia. Gli inquirenti, sospettando una possibile detenzione abusiva di armi hanno avviato verifiche sulla affidabilità del soggetto, requisito previsto dalla legge per il legittimo possesso di armamenti. La diagnosi di ubriachezza ha determinato l’irregolarità dei requisiti di affidabilità, portando al sequestro cautelativo di sette fucili da caccia e delle relative munizioni.
Durante l’irruzione a casa del sospetto, quest’ultimo ha consegnato le armi già denunciate, ma ha estratto un ulteriore fucile custodito in uno sgabuzzino, sostenendo che appartenesse alla madre. Gli agenti hanno immediatamente provveduto al sequestro di quest’ultima arma e di ulteriori munizioni non dichiarate (cinque proiettili calibro 30-06 e tre cartucce da caccia calibro 20). Il 55enne è ora imputato per detenzione abusiva di armi e munizioni e dovrà comparire dinanzi al giudice di Fermo.



