In un’epoca in cui la cultura è spesso confinata tra le mura di teatri e biblioteche, Aosta sta sperimentando un approccio innovativo. Il progetto Sorgenti di carta ha portato lettura e teatro direttamente nei quartieri, trasformando spazi urbani in palcoscenici di incontro e socialità. Un’iniziativa che ha visto la sua prima edizione estiva concludersi il 29 agosto, ma che potrebbe diventare una politica urbana strutturata.
Al centro del progetto c’è l’idea che la cultura possa essere uno strumento di politica sociale capace di combattere l’isolamento e rafforzare i legami di comunità. Marco Gheller, assessore alle Politiche sociali e ai Presìdi di comunità, ha espresso grande soddisfazione per i risultati ottenuti, sottolineando come questa esperienza confermi la possibilità di costruire una politica che unisca cultura e comunità.
Dalla teoria alla pratica: i luoghi coinvolti
Il progetto è partito il 18 luglio al Centro polivalente di via Saint-Martin-de-Corléans e ha poi raggiunto l’area verde della Biblioteca del Quartiere Dora e la Microcomunità Bellevue. Questi spazi, solitamente destinati a funzioni specifiche, sono stati trasformati in luoghi di incontro e partecipazione. Gheller ha particolarmente apprezzato l’incontro con gli anziani della Bellevue, dove il teatro ha offerto un’occasione diversa dal quotidiano.
La scelta di portare la cultura in questi spazi racconta un modo diverso di intendere le politiche sociali. Una biblioteca o una microcomunità non devono essere solo luoghi di servizio, ma possono diventare presìdi vivi capaci di generare occasioni di incontro e relazioni. Gheller sostiene che questi spazi possono essere qualcosa di più di un luogo in cui si erogano servizi, diventando invece spazi vissuti, nei quali le persone si incontrano e condividono esperienze.
La collaborazione tra istituzioni e realtà locali
La realizzazione di Sorgenti di carta ha visto la collaborazione tra Replicante Teatro e l’Assessorato alle Politiche sociali e ai Presìdi di comunità del Comune di Aosta. Gheller ha ringraziato gli uffici comunali, Replicante Teatro, la bibliotecaria Fulvia e il Consorzio Zenit, gestore della Microcomunità Bellevue, per la loro collaborazione e disponibilità.
Questa rete di collaborazioni racconta un modello di intervento nel quale il Comune non agisce isolatamente, ma costruisce occasioni attraverso il coinvolgimento di soggetti che già operano nella comunità. È un aspetto particolarmente significativo sul piano sociale, perché la capacità di una città di generare partecipazione passa anche dalla possibilità di mettere in relazione competenze, strutture e persone che normalmente operano in ambiti differenti.
Verso una politica urbana più ampia
Gheller non considera Sorgenti di carta un esperimento destinato a esaurirsi con l’estate. Al contrario, auspica che questa prima esperienza possa diventare un progetto da far crescere nel tempo, coinvolgendo altre aree della città. In particolare, l’assessore guarda alla collina, dove ci sono luoghi e spazi verdi che potrebbero essere valorizzati attraverso iniziative di questo tipo.
La prospettiva è quella di allargare il progetto e portarlo in altri quartieri, sfruttando spazi già esistenti e costruendo una rete tra amministrazione, operatori culturali, biblioteche, strutture sociali e territorio. Un modello che, oltre a contenere i costi attraverso la valorizzazione delle infrastrutture esistenti, può produrre un ritorno sociale importante: più occasioni di partecipazione, maggiore utilizzo degli spazi pubblici e nuove possibilità di incontro tra generazioni.
In definitiva, la cultura diventa uno degli strumenti attraverso i quali una città può prendersi cura di sé. E forse è proprio questo il lascito più interessante della prima edizione di Sorgenti di carta: aver dimostrato che non servono necessariamente grandi strutture o grandi eventi per costruire comunità. Può bastare un libro, un attore, un giardino e la volontà di far incontrare le persone.



