Il Aosta Pride 2026 ha animato il capoluogo valdostano nella giornata di sabato 26 settembre, trasformando le vie storiche in un vero e proprio palcoscenico di diritti. Più di tre mila persone, tra residenti, attivisti e visitatori provenienti da altre regioni italiane e dalla Svizzera, hanno marciato dal simbolico Arco d’Augusto fino al Jardin de l’Autonomie, passando per Piazza Chanoux. L’atmosfera è stata pervasa da note musicali, bandiere arcobaleno e striscioni che hanno proclamato che “nessuno dovrebbe aver paura di quello che è”.
Il corteo: numeri, carri e performance musicali
Il corteo è partito alle 14:30 con due carri: il primo ha aperto la manifestazione mentre il secondo ha anticipato l’EuroPride Torino 2027. Tra i protagonisti della sfilata, la presentatrice Cristy McBacon ha introdotto la parata, seguita dalle “Reines” Karma B, vincitrici del concorso “Reines dell’edizione 2026”. La marching band dei Tamtando, il coro Les Genevoix di Ginevra e la Cricca delle Drag Queen hanno fornito il ritmo, animando la marcia con arrangiamenti dal pop al funk. Anche Natascia Maesi, presidente nazionale di Arcigay, è stata tra gli ospiti, sottolineando l’importanza della visibilità continua.
Interventi artistici e coinvolgimento del pubblico
Durante il percorso, le strade si sono riempite di spettacoli improvvisati: performance di drag, coreografie sincronizzate e momenti di canto collettivo hanno coinvolto i passanti. Le bandiere sono state sventolati con orgoglio, mentre i partecipanti hanno distribuito volantini informativi sulle tematiche LGBTQIA+, come il riconoscimento delle famiglie arcobaleno e i diritti delle persone trans. La presenza di centinaia di volontari e di rappresentanti di organizzazioni locali ha garantito la sicurezza e la logistica dell’evento.
Dichiarazioni istituzionali e richieste della comunità
Sul podio, Valeria Fadda, vicesindaca di Aosta, ha ribadito il legame tra libertà individuale e spazio pubblico, affermando che “un Comune non sostiene un Pride per dire alle persone come devono vivere”. Ha sottolineato che il sostegno istituzionale è più di un semplice logo: è la conferma che “questa città è di tutti”. Natascia Maesi, a sua volta, ha ricordato che il Pride non è solo per la comunità LGBTQIA+ ma per tutti gli alleati che desiderano vedere una società più inclusiva.
Alice Sartore, vicepresidente di Arcigay Queer VdA, ha insistito sulla necessità di una “equità reale, non solo formale”, invitando a mantenere alta la visibilità per garantire che le persone possano vivere la propria identità senza nascondersi. Natasha Malesi, presidente nazionale di Arcigay, ha definito ogni Pride una “scelta antifascista e partigiana”, ribadendo l’importanza della rete tra le realtà associative per vincere le battaglie comuni.
Le famiglie arcobaleno, l’educazione affettiva e i diritti trans
Nadia Bruno, referente di Famiglie Arcobaleno, ha richiamato le lotte per il riconoscimento della genitorialità, sostenendo che i diritti non possono essere scelti in base a interessi personali. Elena Camilot, co-presidente di Rete Genitori Rainbow, ha posto l’accento sull’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, auspicando percorsi formativi capaci di rendere visibili e possibili le diverse identità di genere. Le richieste di riconoscimento per le persone trans sono state anch’esse parte del dibattito, con l’invito a introdurre normative più inclusive.
Prospettive future: verso l’EuroPride Torino 2027
La chiusura al Jardin de l’Autonomie ha lasciato spazio a una panoramica sull’EuroPride 2027. Alessandro Battaglia ha annunciato che l’evento di Torino non sarà solo piemontese, ma rappresenterà tutto il Paese includendo i Pride della Valle d’Aosta e di altre regioni italiane. Questa dichiarazione ha sottolineato il ruolo strategico di Aosta come punto di partenza di una rete nazionale di solidarietà.
Con la prossima tappa dell’EuroPride a Torino, la speranza è che l’impulso raccolto a Aosta continui a fare eco in tutta l’Italia.



