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Salario minimo comunale ad Aosta: la sentenza della Corte costituzionale e le reazioni politiche

Il Consiglio comunale di Aosta discute l'aggiornamento della delibera sul salario minimo comunale alla luce della sentenza della Corte costituzionale

Salario minimo comunale ad Aosta: la sentenza della Corte costituzionale e le reazioni politiche

Il Consiglio comunale di Aosta ha recentemente affrontato un dibattito acceso sul futuro del salario minimo comunale, approvato all’inizio dell’anno. La discussione è stata stimolata dalla recente sentenza della Corte costituzionale, che ha dichiarato illegittima la normativa della Regione Toscana sui criteri premiali legati ai 9 euro lordi all’ora negli appalti pubblici.

La mozione congiunta presentata da Fratelli d’Italia e Lega Vallée d’Aoste non ha trovato il sostegno della maggioranza, ma ha aperto un dibattito importante sulle future politiche del lavoro nel comune.

Le critiche del Centrodestra

Il Capogruppo comunale di Fratelli d’Italia, Giuseppe Manuel Cipollone, ha portato all’attenzione del Consiglio le perplessità già espresse dal Centrodestra durante la discussione della delibera n. 16 del 2026. Cipollone ha sottolineato che la sentenza della Consulta ha confermato le loro preoccupazioni.

“Quello che noi chiediamo oggi è di adeguare la delibera alla luce del nuovo quadro normativo e costituzionale“, ha spiegato Cipollone. Ha inoltre evidenziato come il principio del salario minimo sia ormai superato dal modello del salario giusto, fondato sull’applicazione dei contratti collettivi maggiormente rappresentativi.

Cipollone ha criticato la maggioranza per aver fatto, a suo avviso, un’operazione di marketing durante l’approvazione della delibera: “avete approvato sostanzialmente il salario giusto spacciandolo ai giornali come salario minimo“. Ha inoltre avvertito che il mantenimento di alcuni riferimenti al salario minimo nel testo potrebbe esporre il Comune a future contestazioni.

Le particolarità della delibera

Il testo emendato a gennaio dalla maggioranza contiene già molti degli elementi previsti dalla nuova impostazione normativa. Tuttavia, Cipollone ha evidenziato come alcuni riferimenti al salario minimo potrebbero essere equivocabili e esporre il Comune a rischi legali.

“Lasciare rami secchi nel quadro normativo secondo me non è corretto“, ha dichiarato Cipollone, sottolineando la necessità di un aggiornamento tempestivo.

La difesa della maggioranza

Il Vicesindaco Valeria Fadda ha difeso l’impianto politico della deliberazione approvata a gennaio, affermando che non si tratta di un errore da correggere. Tuttavia, ha riconosciuto la necessità di un aggiornamento alla luce della sentenza della Corte costituzionale.

“La delibera 16/2026 non è stata un errore da correggere e neanche qualcosa da archiviare tout court a seguito della sentenza della Corte costituzionale“, ha dichiarato Fadda. Ha inoltre spiegato che la Giunta sta lavorando a un percorso condiviso con le sigle sindacali per individuare i contratti applicabili nei diversi settori.

Fadda ha confermato che un intervento sulla deliberazione sarà necessario, ma ha posticipato questo passaggio al termine del confronto con sindacati e associazioni datoriali.

Il ruolo dei sindacati

Il Vicesindaco ha sottolineato l’importanza del confronto con le parti sociali per definire strumenti di monitoraggio e controllo negli appalti. Questo approccio mira a garantire che le future politiche del lavoro siano basate sui contratti collettivi di riferimento, come già avviene nella Provincia autonoma di Trento.

Le reazioni della Lega

Il Capogruppo comunale della Lega, Sylvie Spirli, ha ricordato come il Centrodestra avesse già evidenziato mesi fa i limiti dell’introduzione del criterio premiale dei 9 euro lordi all’ora. Spirli ha affermato che la sentenza della Corte costituzionale conferma le loro osservazioni.

“Noi avevamo fortemente criticato l’inserimento di quel criterio premiale nelle gare d’appalto del Comune di Aosta“, ha ricordato Spirli. Ha inoltre chiarito che non chiedono di annullare la delibera, ma di aggiornarla alla luce delle novità introdotte dalla Consulta.

“Le criticità che avevamo segnalato oggi trovano conferma“, ha aggiunto Spirli, sottolineando la necessità di un aggiornamento tempestivo.

Il voto finale

Al termine della discussione, il Consiglio comunale ha respinto la mozione con 7 voti favorevoli e 20 astensioni. Il Partito Democratico ha annunciato l’astensione, spiegando che il lavoro richiesto dall’iniziativa è già stato avviato e che la revisione della delibera dovrà essere affrontata al termine del confronto con le parti sociali.

Nonostante la mozione non abbia trovato il sostegno della maggioranza, il dibattito ha confermato la necessità di aggiornare la delibera sul salario minimo comunale alla luce delle recenti sentenze e delle nuove esigenze normative.

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