Il Consiglio regionale ha esaminato uno schema di decreto legislativo che attribuisce alla Regione il ruolo di interlocutore unico nei rapporti finanziari con lo Stato, anche in rappresentanza degli altri enti locali. La proposta mira a formalizzare un percorso negoziale basato sull’accordo tra i livelli di governo, con l’obiettivo di regolare la partecipazione della Valle d’Aosta agli obiettivi di finanza pubblica. Il provvedimento è stato portato in aula il 20 maggio 2026 e richiama impegni già contenuti nell’accordo Stato-Regione di ottobre 2026.
La novità normativa risponde inoltre alle osservazioni della Corte costituzionale n. 145 del 2026, che aveva evidenziato l’assenza di una disciplina unitaria per il coordinamento della finanza tra gli enti valdostani. Con questa proposta si intende quindi introdurre un sistema territoriale integrato che operi in modo coordinato e comparabile alle altre autonomie speciali italiane.
Il nuovo ruolo attribuito alla Regione
La norma definisce la Regione come soggetto ufficiale incaricato di trattare con lo Stato le modalità e l’entità del contributo valdostano agli equilibri nazionali. Questo approccio privilegia il metodo dell’accordo, ovvero un negoziato preventivo e condiviso tra le parti, rispetto a misure imposte unilateralmente. In sostanza la Regione media e rappresenta il territorio nei confronti del Governo, con responsabilità ampliata nella gestione del rapporto finanziario e nella tutela della specialità regionale.
Radici giuridiche e riferimenti
La proposta si colloca sul binario degli impegni presi nell’accordo Stato-Regione di ottobre 2026 per la finanza pubblica 2026-2032 e recepisce le indicazioni della Corte costituzionale n. 145 del 2026. Questi riferimenti giustificano l’aggiornamento della norma di attuazione dello Statuto speciale, con l’intento di rendere il modello valdostano analogo a quello adottato da Trentino e Friuli Venezia Giulia, dove già esiste una disciplina che considera unitariamente il sistema degli enti territoriali.
Le reazioni in Consiglio regionale
Nel dibattito i rappresentanti politici hanno accolto la proposta con giudizi in larga parte positivi. Il presidente Renzo Testolin ha illustrato lo schema sostenendo che esso attua gli orientamenti pattizi con lo Stato. Esponenti di vari schieramenti hanno sottolineato l’importanza di garantire che eventuali contributi spettino a intese e non a imposizioni.
Posizioni dei gruppi
Fulvio Centoz (Pd-Federalisti Progressisti) ha rimarcato che la norma tutela il territorio impedendo tagli unilaterali e equiparando la Valle d’Aosta alle altre autonomie speciali; Massimo Lattanzi (Fratelli d’Italia) ha definito il provvedimento un passo avanti per chiarire il ruolo regionale. Per Andrea Manfrin (Lega Vda) si tratta di un intervento urgente per proteggere la specialità finanziaria, mentre Pierluigi Marquis (Forza Italia) ha evidenziato il valore di negoziare alla pari con lo Stato. Altri esponenti, come Loredana Petey (Uv) e Marco Viérin (Centro Autonomista), hanno sottolineato il significato politico-istituzionale e la maggiore responsabilità che la norma comporta per la Regione.
Implicazioni per gli enti locali e prossimi passi
Il testo stabilisce che la Regione dialogherà con lo Stato anche «in rappresentanza» degli altri enti territoriali riconosciuti dalla norma, segnando così una centralizzazione negoziale. Questo solleva interrogativi sul rapporto operativo tra Regione ed enti locali: alcuni intervenuti hanno chiesto di preservare il ruolo dei Comuni e delle altre istituzioni locali nell’ambito delle scelte finanziarie. Il dibattito ha quindi invitato a valutare eventuali rivisitazioni dell’assetto delle funzioni e delle competenze per garantire equilibrio tra rappresentanza e partecipazione.
Come step successivo lo schema di decreto legislativo sarà esaminato dagli organi competenti per la sua eventuale approvazione. Se recepito, il nuovo assetto dovrebbe disciplinare il contributo valdostano per il periodo indicato dall’accordo 2026-2032 e rendere stabile il metodo dell’accordo come prassi istituzionale. La prospettiva è di un confronto strutturato e formalizzato con lo Stato, che renda prevedibili le scelte e rafforzi la tutela dell’autonomia speciale.



