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Petizione e polemiche sul ponte di Introd: 1.240 firme e dubbi su provvisorietà e viabilità

Un comitato ha portato in Regione 1.240 firme contro le barriere installate sul ponte di Introd: i cittadini chiedono rimozione, alternative meno impattanti e un confronto aperto con le comunità coinvolte

Petizione e polemiche sul ponte di Introd: 1.240 firme e dubbi su provvisorietà e viabilità

Il dibattito sul ponte di Introd è tornato al centro dell’attenzione dopo la consegna di 1.240 firme al Presidente della Regione. I promotori della petizione chiedono la rimozione delle barriere metalliche installate ad aprile e reclamano maggior trasparenza sul progetto complessivo di riqualificazione dell’area.

L’iniziativa, che ha preso forma anche online con adesioni sulla piattaforma Change.org, ha portato i rappresentanti del comitato a un confronto con la Giunta regionale e i sindaci di Introd, Rhêmes-Saint-Georges, Rhêmes-Notre-Dame e Valsavarenche. L’incontro, durato quasi due ore, non ha però soddisfatto le aspettative dei firmatari, che chiedono risposte puntuali su tempi, costi e soluzioni alternative.

Contesto istituzionale e finanziamenti

La Regione ha motivato l’installazione delle barriere come misura urgente di prevenzione. Nel contempo è stato confermato lo stanziamento di 400mila euro deliberato nel luglio 2026 a favore del Comune di Introd, destinati alla progettazione e alla riqualificazione dell’area del ponte denominato Pon Nou e delle aree attigue. Tuttavia, secondo i promotori, non esiste ad oggi un progetto definito né una destinazione delle risorse chiara.

Il cronoprogramma contestato

I tecnici hanno ipotizzato la sostituzione delle barriere provvisorie con soluzioni definitive tra il 2029 e il 2030, tempistica che il comitato ritiene inaccettabile: una «provvisorietà» che rischierebbe di protrarsi e di diventare definitiva, senza certezze sui finanziamenti aggiuntivi e sui dettagli progettuali.

Le posizioni dei promotori e le richieste

I firmatari della petizione «Salviamo il ponte di Introd» hanno ribadito di riconoscere la gravità del fenomeno dei suicidi e di non voler sminuire il dolore delle famiglie colpite. La critica riguarda principalmente il metodo: secondo il comitato l’intervento è stato deciso senza un reale coinvolgimento della popolazione e senza valutare alternative meno invasive dal punto di vista paesaggistico e storico.

La petizione chiede esplicitamente la rimozione delle attuali barriere e l’avvio di una valutazione che consideri soluzioni alternative, più moderne e compatibili con il contesto, oltre a un potenziamento degli investimenti in prevenzione socio-sanitaria e servizi territoriali di supporto.

Richiesta di confronto pubblico

Durante l’incontro con la Giunta è arrivata la richiesta formale di organizzare un incontro pubblico con gli abitanti di Introd, Rhêmes-Saint-Georges, Rhêmes-Notre-Dame e Valsavarenche, per discutere insieme delle misure e delle possibili alternative. I promotori sostengono che il dialogo locale sia imprescindibile per trovare soluzioni condivise.

Criticità sulla viabilità e testimonianze

Oltre all’aspetto estetico e identitario, il comitato ha segnalato problemi pratici legati alle recenti installazioni: nei circa quaranta giorni successivi alla posa delle barriere si sono registrati tre episodi che hanno coinvolto mezzi pesanti, con collisioni e manovre di retromarcia che hanno paralizzato la circolazione per alcuni minuti. Questi episodi alimentano timori per l’estate, quando il traffico turistico aumenterà.

Un terzo delle firme arriva da persone che non risiedono stabilmente nelle valli: proprietari di seconde case, turisti affezionati e visitatori che segnalano come l’intervento abbia compromesso il valore architettonico e paesaggistico del ponte, pur dubitando dell’efficacia delle barriere rispetto allo scopo dichiarato.

Le reazioni dell’associazione Il Mandorlo Fiorito

L’associazione Il Mandorlo Fiorito, attiva nella prevenzione, ha risposto alla petizione con una lettera che richiama la letteratura scientifica internazionale: secondo la referente Maria Paola Longo Cantisano, gli interventi fisici sui cosiddetti hotspot riducono significativamente i casi in quei luoghi e hanno un effetto deterrente. La deputata sottolinea inoltre che l’installazione segue un iter di sette anni e che le barriere attuali sono considerate provvisorie in attesa di soluzioni tecniche ritenute più adatte.

La posizione dell’associazione evidenzia la tensione tra esigenze di tutela della vita e sensibilità estetiche, invitando a non ridurre il tema alla sola forma ma a considerare la priorità della protezione delle persone in crisi.

Verso quali passi successivi?

Al centro della controversia restano la mancanza di trasparenza sui costi finali, le tempistiche del progetto e la necessità di un reale coinvolgimento delle comunità locali. I promotori proseguiranno la raccolta firme e sollecitano risposte concrete e tempi più rapidi per un confronto pubblico che chiarisca le scelte tecniche e amministrative.

La vicenda del ponte di Introd mette in luce un nodo comune a molti interventi pubblici: come bilanciare la tutela della vita, la qualità del paesaggio e la partecipazione dei cittadini in decisioni che incidono sul patrimonio collettivo e sulla mobilità delle comunità.

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