Il 27 ottobre la Corte d’appello di Torino ha confermato la decisione del Tribunale di Aosta, dichiarando la decadenza di Renzo Testolin dalla carica di presidente della Regione Autonoma Valle d’Aosta. Il provvedimento chiude il caso avviato da un ricorso dell’AVS, che aveva contestato la permanenza di Testolin nonostante il limite dei mandati previsto dalla legislazione regionale.
Causa giuridica della decadenza: il tetto dei mandati
Secondo la sentenza di 18 pagine, il legislatore regionale ha fissato un massimo di tre mandati consecutivi per chi ricopre funzioni nella giunta regionale. Testolin, appartenente all’Union valdôtaine, aveva partecipato a tre legislature consecutive, superando così il divieto di un terzo mandato. La Corte ha ritenuto il ricorso “infondato” e ha respinto le argomentazioni sulla presunta prescrizione dei termini, ribadendo che la normativa è chiara e non soggetta a questioni di legittimità costituzionale.
Dettagli normativi sul limite di incarichi
La legge regionale consente, in casi eccezionali, un quarto mandato solo se una legislatura si interrompe prima dei primi due anni, sei mesi e un giorno, ma tale patto non si applica al caso di Testolin. La decisione ha quindi confermato l’ineleggibilità a ricoprire nuovamente la presidenza per la legislatura in corso, portando alla sua caduta dalla carica per la seconda volta.
Il vuoto alla guida e le prime manovre del Consiglio
Con la decadenza definitiva, il consiglio regionale si è riunito mercoledì 28 ottobre alle ore 9. Dopo una breve pausa per la conferenza dei capigruppo, il presidente del Consiglio, Stefano Aggravi, ha dichiarato che la sentenza è immediatamente esecutiva e che il periodo di vacanza inizia dal 27 ottobre. Il vicepresidente Luigi Bertschy è stato nominato presidente facente funzioni, così come avvenne a maggio, mantenendo la giunta in carica per l’amministrazione ordinaria.
Scadenza dei 60 giorni e rischio di elezioni anticipate
La normativa prevede che, se entro 60 giorni – ossia entro il 26 dicembre, giorno di Santo Stefano – non venga costituita una nuova maggioranza, il Consiglio verrà sciolto anticipatamente e la regione dovrà tornare alle urne. La pressione sulle forze politiche è dunque alta: l’Union valdôtaine, il Centro Autonomista e Forza Italia stanno valutando i possibili nomi per ricoprire definitivamente la presidenza.
Le ipotesi di ricostruzione della maggioranza
Tra i possibili candidati emergono Aurelio Marguerettaz, capogruppo dell’Union valdôtaine e veterano con 23 anni di esperienza nell’Assemblea valdostana, ma con risultati elettorali poco brillanti nell’ultima tornata. Un’alternativa suggerita da alcuni sindaci è l’assessore alle opere pubbliche Davide Sapinet. Altri nomi in ballo includono Giulio Grosjacques, attuale assessore al Turismo, Laurent Viérin, consigliere segretario e ex presidente, e Erik Lavevaz, assessore all’Istruzione e Cultura, già presidente della Regione.
Le trattative interne al consiglio hanno anche coinvolto forze di destra come Lega Vda e Fratelli d’Italia, con l’ipotesi di un “appoggio esterno” che sposterebbe il baricentro politico verso la destra, una mossa difficile da accettare per la base tradizionale dell’Union valdôtaine.
Le richieste della società civile e la proposta di riforma elettorale
Parallelamente, Vitaliano Barberio, responsabile del Comitato “1133 Châtillon” di Futuro Nazionale e delegato dell’Assemblea costituente nazionale per la Valle d’Aosta, ha catalogato la vicenda come una nuova eclissi della politica locale. Barberio ha sottolineato l’incredulità dei cittadini e ha ribadito che “molti cittadini invocano le elezioni anticipate”. Tuttavia, ha anche osservato che, dato l’assenza di elezione diretta del presidente nella nostra Regione, i partiti tendono a evitare il passo, preferendo la riforma della legge elettorale per introdurre un voto diretto e dare al popolo la possibilità di decidere il proprio destino.
La Valle d’Aosta si trova a un bivio: decidere rapidamente chi guiderà la regione oppure avviare una riforma istituzionale che possa, a medio termine, cambiare il modo di scegliere il presidente, rispondendo alle richieste di una cittadinanza sempre più distante dalla politica tradizionale.



