29 ottobre 2026 🌤 18°

Violenza in carcere di Barcellona: richieste dei sindacati penitenziari

Dopo due violenti scontri, i carabinieri penitenziari chiedono la chiusura dei reparti più a rischio.

Violenza in carcere di Barcellona: richieste dei sindacati penitenziari

Negli ultimi giorni la casa circondariale di Barcellona Pozzo di Gotto è stata teatro di due episodi di violenza contro i carabinieri penitenziari. Le aggressioni, avvenute a distanza di pochi giorni, hanno provocato ricoveri ospedalieri per gli agenti coinvolti e hanno riacceso il dibattito sulle misure di sicurezza all’interno del penitenziario.

Le organizzazioni sindacali dei militari, in particolare il Fsa-Cnpp/Spp e il Consipe, hanno subito denunciato la gestione dell’istituto, definendola inadeguata e priva di efficaci tutele per il personale operativo. La risposta delle autorità è ancora in fase di definizione, ma i sindacati hanno già avanzato una serie di richieste concrete mirate a mitigare il clima di pericolo che sembra aver raggiunto un punto di non ritorno.

Primo episodio: testata e tentativo di sottrazione delle chiavi

Il primo caso si è verificato quando, durante una visita, la compagna di un detenuto è stata allontanata dalle autorità. Il prigioniero, furioso, ha colpito con una testata un agente, tentando di strappargli le chiavi di servizio. L’operatore è stato trasportato al Pronto soccorso dove i medici hanno indicato una prognosi compresa tra sette e dieci giorni di ricovero. Il gesto ha dimostrato come la tensione emotiva possa rapidamente degenerare in violenza fisica, sottolineando l’urgenza di rivedere le procedure di gestione delle presenze esterne all’interno del carcere.

Conseguenze sanitarie e isolamento del responsabile

L’aggressore è stato immediatamente posto in isolamento, ma l’incidente ha lasciato l’operatore con contusioni al cranio e una seria compromissione della capacità operativa. Il pronto soccorso ha attestato che la guarigione richiederà almeno una settimana, tempo durante il quale l’unità operativa rimarrà sotto organico ridotto, aumentando il rischio di ulteriori scontri.

Secondo episodio: calci e pugni durante verifica di scambio di oggetti

Il 27 ottobre, due agenti hanno avviato un controllo su una presunta scambio di oggetti tra detenuti, un’attività di routine finalizzata a impedire la contrabbando interno. Durante l’intervento, i carabinieri sono stati colpiti a calci e pugni da diversi prigionieri. Anche in questo caso gli infortuni hanno richiesto un ricovero di circa dieci giorni. I responsabili dell’aggressione sono stati nuovamente isolati, ma la rapidità con cui si sono verificati i due atti di violenza ha alimentato la percezione di un clima insostenibile per gli operatori.

Le richieste sindacali e le minacce di mobilitazione

Dinanzi a questi fatti, i sindacati hanno avanzato una serie di richieste: il passaggio dal regime di custodia aperto a quello chiuso per i reparti ospitanti detenuti ad alta pericolosità; l’impiego di personale giovane, adeguatamente formato per gestire situazioni ad alto rischio; e l’adozione di misure di sicurezza più rigorose, tra cui l’introduzione di sistemi di monitoraggio avanzati. Se le istituzioni non adotteranno provvedimenti tempestivi, i sindacati hanno avvertito la possibilità di avviare mobilitazioni di massa per tutelare l’incolumità e la dignità dei lavoratori. La pressione è quindi rivolta al Ministero della Giustizia e alle autorità regionali, con l’obiettivo di evitare ulteriori escalation violente all’interno del carcere.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app

Aosta adesso

QUALITÀ ARIA
Moderata
PM10 8 · NO₂ 32 µg/m³
ACCADUTO OGGI
Curiosità storiche legate al 29 ottobre