Il Tor des Géants rappresenta una delle prove di ultra-trail più dure al mondo: oltre 330 km di sentieri, quote altimetriche che superano i 4000 metri e condizioni climatiche che mutano in poche ore. Ogni edizione richiama migliaia di appassionati, ma soprattutto atleti capaci di resistere a sonno ridotto, freddo pungente e terreni impervi. Quest’anno, la corsa ha visto la partecipazione di numerosi corridori provenienti da tutta Europa, con una particolare presenza valdosta, regione che ha sempre nutrito un legame profondo con le montagne.
Tra le concorrenti spicca la figura di Caterina Cibibin psicologa di Cogne, che ha deciso di affrontare la sfida non solo per testare i limiti fisici, ma anche per esplorare la resilienza mentale richiesta da una gara di tale portata. La sua esperienza professionale le ha fornito strumenti utili per gestire lo stress, ma la realtà del percorso ha presentato ostacoli ben più concreti di quelli affrontati in uno studio. Nonostante fosse una delle poche valdostane in gara, Caterina ha iniziato con determinazione, sapendo che il tracciato avrebbe messo alla prova ogni fibra del suo corpo.
Il passo del Malatrà e il problema alla gamba
Il tratto noto come Passage au Malatrà è tradizionalmente uno dei momenti più critici del Tor des Géants. In quella zona la quota supera i 3300 metri, le temperature scendono sotto lo zero e la discesa è particolarmente impegnativa per le ginocchia. È proprio in questo punto che Caterina Cibibin ha avvertito il primo segnale di disagio: il vasto mediale della gamba destra ha cominciato a dare fastidio, un sintomo che, se non gestito, poteva compromettere l’intera performance. La psicologa ha dovuto decidere se fermarsi o spingersi oltre, sapendo che ogni ora persa avrebbe aumentato il divario rispetto ai concorrenti.
Il lungo tratto finale: sette ore e mezza di forza di volontà
Dopo aver superato il Malatrà, la fatica e il freddo hanno intensificato il dolore alla gamba, costringendo Caterina a rallentare drasticamente. Quello che normalmente le sarebbe bastato due ore e mezza per percorrere gli ultimi chilometri si è dilatato in sette ore e mezza, una media di quasi tre volte più lunga del consueto. Nonostante il fisico urlasse “basta”, l’atleta ha dichiarato di essere pronta a “arrivare anche strisciando sui gomiti”, dimostrando una determinazione che supera il semplice desiderio di finire la gara. Questo sacrificio ha trasformato l’ultimo tratto in una vera prova di resilienza mentale dove la volontà ha prevalso sulla sofferenza.
Arrivo, accoglienza e classifica finale
Alle 04:09 del 19 settembre, Caterina Cibibin ha varcato il traguardo di Courmayeur, chiudendo al 16° posto nella classifica femminile. L’accoglienza è stata calorosa: tifosi e compagni di gara l’hanno salutata con applausi, cantando il nome della sua città d’origine e sottolineando come le sue gambe avessero “capito di essere a casa”. Il risultato la colloca al 133° posto nella classifica assoluta, confermandola come la migliore valdostana di tutta la competizione femminile. La sua performance, infatti, è stata celebrata non solo per il piazzamento, ma per la capacità di mantenere la rotta nonostante l’infortunio.
Prospettive future e messaggi per gli appassionati
Nel post-gara, Caterina Cibibin ha condiviso i progetti per il futuro, tra cui la partecipazione ad altre edizioni del Tor des Géants e l’impegno a promuovere la salute mentale tra gli sportivi di montagna. Ha inoltre ringraziato i sostenitori, sottolineando come la presenza di altri concorrenti, come Erik Ruffier e Mike Rey, abbia alimentato lo spirito di squadra. La sua esperienza dimostra che, anche quando il corpo si stanca, la mente può spingere oltre i limiti, un messaggio che risuona particolarmente in una regione come la Valle d’Aosta, dove la montagna è parte integrante della cultura locale.



